I classici per ridere

 Illustrazioni di Lido Contemori

 

Com'è attuale la Roma imperiale

di Marco Valerio Marziale

Tradusione dal latino di Alberto Montera

 

 

Elogio Dell'Epigramma

Mi par che l’epigramma tu, Flacco, apprezzi poco;

infatti lo consideri come uno scherzo, un gioco.

Ben più scherza colui che mette su la scena

i pranzi di Tireo, di Tïeste la cena;

che Dedalo cantando al suo gran volo inneggia;

che Polifemo esalta e le sicane greggia.

Lontano da’ miei scritti le rigonfie vesciche:

disdegna la mia Musa le tragiche fatiche.

«Pur quei poemi» dici «han molti ammiratori.»

Te lo concedo, amico, ma i miei hanno lettori.

 

A Cesare Domiziano

Già al quinto libro, Augusto, d’epigrammi son giunto

eppur nessuno ho leso anche se molti ho punto.

Anzi, tra i miei lettori, parecchi mi son grati

che, durevol verso, li abbia immortalati.

I versi miei dan gloria agli altri. Io che ne aspetto?

Nulla: son perditempo. Però mi ci diletto.

 

A un lettore amante di mitologia

Scilla, Tïeste, Edipo… Ecco le tue letture:

mostri, eroi favolosi, fantastiche avventure.

Ma di’: che t’interessa di Ati, l’evirato,

oppur d’Endimïone, il bell’addormentato?

Dell’infelice Icaro, cui l’ale il Sole strugge?

Del freddo Ermafrodito che dall’amor rifugge?

Il tuo indugiar che giova su tali sogni vani?

Questo mio libro leggiti, specchio di fatti umani.

Non vi trovi Centauri né Gorgoni né Arpie,

ma balza vivo l’uomo dalle pagine mie.

Se poi tu non desideri né i costumi studiare

né conoscer te stesso… leggi quel che ti pare.

 

A Certi critici poeti 

Chi i miei epigrammi legge me l’incensa,

ma tra i poeti ho critici non pochi.

Ne rido: amo che i cibi a la mia mensa

piacciano ai convitati, non ai cuochi.

 

A un critico «laudator temporis acti»

Sol nei vecchi poeti trovi merti,

sol quei defunti lodi. Ebben, mi credi?

Non ci tengo a morire per piacerti.

 

Commercio di versi

Vendon Gallo e Luperco i versi loro:

poeti di buon senso son costoro!

 

Cupidigia

Se smeriglite coppe od intarsiati legni

 vede a una mostra Cola, di commozion dà segni.

Piange perché comprare non può, come vorria,

tutta la mostra in blocco né portarsela via.

Quanti, pur senza lacrime, patiscon come Cola!

 Quanti dell’altrui pianto ridon, ma l’hanno in gola!

 

Digressioni forensi

Dal fondo m’han rubato tre capretti;

io sospetto il vicin: questa è la lite.

Si tratta di dar corpo ai miei sospetti

e contrapporre prove alle smentite.

 

Tu parli di Cartagine feroce,

invochi Mario e Silla e cerchi effetti

con lo sbracciarti e con l’alzar la voce.

Ma parla dunque de’ miei tre capretti!

 

Barbiere-lampo

Lavora il mio barbier con tanto zelo

che mentre rade la sinistra guancia

su la mia destra rifiorisce il pelo. 

 

Vedova ingenua 

Ai suoi sette mariti eresse Pia

 sett’urne e incise, ingenua: «È opra mia».

 

 

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