Il libro segreto di wittgenstein (2)
Del promettere e dell'ascoltare
di Carlo Lapucci
Del promettere
Chi promette zufola suoni.
Il primo che non crede alle promesse è colui che le fa.
Una promessa e un ghirigoro hanno lo stesso significato. Forse ne ha più il secondo della prima.
Quando uno promette la luna può promettere anche il sole e qualche galassia.
Promettere è un parlare negativo perché dice ancora meno del falso.
Una promessa non può essere mai una proposizione coerente, mancando di qualunque fondamento.
Chi crede alle promesse ama la musica.
L'unica promessa degna di considerazione è la "promessa del marinaio".
Chi promette e mantiene ama fare sorprese.
Le donne che credono alle promesse fingono per rimettere conti più salati.
La probabilità d'essere mantenuta è inversamente proporzionale alla bellezza della promessa.
Le donne promettono d'essere fedeli agli uomini, ma spesso non lo fanno; gli uomini promettono alle donne di suicidarsi, ma lo fanno rara-mente.
Quando un uomo promette a una donna di suicidarsi crea in lei una forte curiosità.
Dell'ascoltare
Per parlare bene, sia in pubblico che in privato, ci vuole anche qualcuno che ascolti.
Chi parla si contenta anche che qualcuno finga d'ascoltare.
All'uomo che parla non interessa nessuna risposta, tanto che molti parlano con gli animali domestici.
Ascoltare è il pedaggio che si paga per farsi poi ascoltare.
Il migliore ascoltatore è il sordo attento; mentre l'ubriaco e il rimbambito fanno quello che possono.
Le persone che ascoltano senza esserne obbligate vengono di solito premiate con un rinfresco.
Un uditorio atterrito è il più attento.
Chi crede di parlare a qualcuno s'illude: ognuno ascolta per ragioni sue solo quello che vuole.
Anche chi crede di parlare al vento è un illuso: non ascolta nemmeno lui.
Dopo che uno ha parlato dicendo quello che aveva nel cuore si sente sollevato come chi esce dal cesso.
Chi dopo uno sfogo piange tira lo sciacquone.
Nessuno di solito ascolta gratis: dopo vuol parlare anche lui.
L’ascoltatore che ascolta per parlare dicesi ascoltatore attivo ovvero interessato.
L’ascoltatore passivo è di solito un subordinato al parlatore: un servo, un dipendente, un familiare rintronato, un parassita, in sostanza una vittima che lo fa per diverse ragioni.
Lo psicanalista è un ascoltatore passivo a tariffa.
Negli Stati Uniti vi sono già ascoltatori a gettone per le strade come i parchimetri e i distributori di profilattici.
Il confessore ascolta gratuitamente, ma senza prendere appunti e con disinteresse.
L'ascoltatore che obbietta fa piacere solo se alla fine dà completamente ragione.
L’ascoltatore segue con la massima attenzione solo le proprie lodi.
Non c'è cosa strana che vi possa essere capitata, che all'ascoltatore non ne sia capitata una simile ancora più strana.
Il parlatore e l'ascoltatore sono un sadico e un masochista che si scambiano continuamente i ruoli.
La donna vuole essere ascoltata, l'uomo vuole avere alla fine ragione.
Più l'ascoltatore è importante, più grande è la soddisfazione nel costringerlo a sentire le nostre bischerate.
Per Freud la conversazione è un coito in sordina.
L'applauso è l'orgasmo.
Chi non trova ascoltatori vive infelice.
Tra due persone parla la più importante e ascolta quella di livello più basso.
Se il dislivello sociale è notevole l'inferiore ascolta e compiace il superiore con il consenso e la meraviglia.
Oggi il prepotente non si contenta che il debole gli obbedisca, vuole anche che ascolti i suoi discorsi e che lo applauda.
Meno le cose importano a chi ascolta, più si gode nel fargliele sapere e descrivergliele.
Il parlatore di grande sadismo abbonda nei dettagli, nei chiarimenti e, soprattutto, nelle parentesi e nelle ripetizioni.