Ritrovato un irreperibile manoscritto del filosofo austriaco

 

 

Il libro segreto di Wittgenstein

 

di Carlo Lapucci

 

(illustrazione di Gastone Mencherini)

 

 

Premessa

l Libro segreto di Ludwig Wittgenstein abbisogna di alcune notizie e pochi chiarimenti preliminari. Il suo fortunoso ritrovamento è avvenuto di recente per opera del professor Kunz Alberthophen dell'università di Lubecca. Questi si trovava nella campagna di Cassino alla ricerca di un mazzo di chiavi, perduto dal padre durante il secondo conflitto mondiale, quando incontrò un tale Lampadigno, sedicente brasiliano, ma con squisito accento napoletano, il quale batteva il conta-do alla ricerca di lumiere e cassapanche antiche per il suo traffico di materiale d'antiquariato.

Il Lampdigno, richiesto se avesse avuto mai tra le mani cimeli di Ludwig Wittgenstein, che aveva passato un periodo tra gli anni 1918 e 1919 in quella zona quale prigioniero austriaco del primo conflitto mondiale, rimase qualche momento pensieroso e s'informò su chi fosse questo signore. Quindi, battendosi la fronte: – ()strega, rispose, dandosi arie di avere la moglie venera, ostrega! Ne avevo un magazzino pieno. Ora ho venduto tutto agli americani; ma qualcosa mi pare che mi sia rimasto.

L'antiquario si presentò all'Alberthophen circa una settimana dopo, recando incartato con religiosa cura un vecchio calepinetto protetto in una scatola di legno. Disse che il cimelio era stato ritrovato non lontano da Cassino nelle mani di una contadina, che sosteneva di averlo avuto dalla madre nel giorno delle nozze, ricordo della nonnache lo aveva usato fino alla morte come libro di preghiere. Il Lampadigno condusse 1'Alberthophen da questa donna, ormai anziana, la quale lasciò intendere solo che nella sua famiglia si raccontava, fino alla morte dei vecchi, che la nonna Ambrogetta aveva avuto in temporibus una storia d'amore con un prigioniero tedesco, il quale, tornando a casa, le aveva lasciato tanti quattrini da comprarsi un podere e un libriccino per ricordo. Questo prigioniero, eli nome Ludovico, dove-va avere un negozio, un emporio di ferramenta, o un hottegone di ferro battuto, qualcosa del genere: persona comunque che marciava bene.

Tutto combaciava, la storia era convincente e l'Alberthophen decise di fare l'acquisto, né il Lampadigno si contentò di poco, anzi richiese una cifra esorbitante; sempre poco comunque di fronte all'importanza del reperto. Così il testo di Ludwig Wittgenstein è tornato in patria, dove però è richiestissimo da alcune fondazioni americane.

Il libriccino è di un centinaio di pagine scritte a mano, di 8 per 12 cm., rilegato in pelle forte di bue, con una correggia di cuoio fissata sul bordo della coperta, in modo che il fascicolo si possa avvolgere tutto legandolo.

Sul frontespizio si leggono le parole: "Riflessioni sul linguaggio logico scritte da Ludwig Wittgenstein nella prima giovinezza e da lui medesimo tradotte in italiano presso Cassino per studio, svago e diletto".

La scoperta, tenuta per qualche tempo segreta al fine di operare le opportune verifiche, si è rivelata strabiliante. Il Lampadigno, accortosi dell'importanza del suo reperto, fa sapere di disporre d'altri documenti, che per ora non intende mostrare.

Il libro segreto di Ludwig Wittgenstein si è rivelato un testo di fondamentale importanza sia per la filosofia wittgensteiniana che per il neoposistivismo logico, mostrando l'origine popolare di molte intuizioni che nell'uno e nell'altro confluiscono. Vi è la testimonianza, sottolinea l'Alberthophen, il quale ne ha curato l'e-dizione di Lubecca, che per arrivare alla ultima, solare e celebre frase del Tractatus logico-philosophicus: "Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere", la preparazione è stata lunga e complessa, nonché irta d'ostacoli.

Le affermazioni del libretto mostrano la tensione e lo sforzo dell'autore per raggiungere il confine del buon senso, superarlo e agganciare lo zoccolo duro logico matematico, fondamento del sapere definitivo. 'fritte le convinzioni crollano sotto i colpi della sua serrata analisi, che procede spietatamente annientando anche le più consolanti certezze, e l'uomo rimane nudo davanti alle sue atroci domande, agli eterni inter-rogativi: Chi sono? Sono veramente figlio di mio padre? ,E mio figlio è veramente mio? E vero quello che vedo? E certo quello che penso? Quando penso, penso davvero, oppure lo faccio perché l'ho visto fare? Come mi chiamo veramente? Ho le corna, o sono soltanto dicerie? E quando mi dicono "scemo", scherzano vera-mente? Capisco qualcosa o faccio finta di capire per darmi delle arie con me stesso? Sono sfortunato come dice la mamma, o sono un coglione come sostiene mio padre? Ho avuto un'infanzia infelice, oppure mi sono mancate delle belle legnate quand'era il momento, come diceva il povero nonno? Ha senso fare l'albero di Natale? E serio morire il primo d'aprile?...

Il pensiero di Wittgenstein avanza faticosamente tra una congerie di osservazioni spesso peregrine e si affacciano di quando in quando la profondità e la limpidezza del Tractatus, cosa che l'Alberthophen non manca di segnalare nelle note dell'edizione tedesca.

Ecco dunque il miracolo d'un grande pensiero allo stato nascente, che si fa strada e si matura, in mezzo a un'ironia insospettata nel grande viennese. Pare che anche il Tractatusne fosse intriso, ma ne fu completamente purgato da Bertrand Russell, al quale le battute un po' sboccate che Ludwig aveva imparato in Italia, e che ripeteva con effetti esilaranti metà in tedesco e metà in inglese, davano ai nervi.

Tuttavia alcuni pensieri fanno capire che Wittgenstein si stava ormai allontanando da questa solare visione mediterranea per gettarsi a corna basse nelle brume nordiche della fredda precisione logica.

Il fatto che abbia abbandonato il libretto nelle mani dell'Ambrogetta indica che il distacco era avvenuto, anche se il Basthnurren sostiene che il filosofo si tenne l'originale e la traduzione fu solo un omaggio fatto a colei che fu il suo grande amore.

Eberhard Basthnurren ridimensiona alquanto il valore del libretto e affaccia l'ipotesi che dall'irreperibilità dell'originale tedesco e di notizie a questo relative, si possa trattare anche d'un abile contraffazione, alla quale non sarebbe del tutto estraneo il Lampadigno.

Le cose si sono complicate ancora perché, dietro la causa intentata dal Lampadigno contro il Basthnurren per diffamazione, è avvenuto un incontro tra i due, nel quale l'antiquario ha venduto allo studioso una notevole quantità di documenti wittgensteiniani di considerevole valore, tra i quali vi è una raccolta dei canti della naja, provenienti dagli archivi dei campi di prigionia, con canzoni popolari anche scollacciate, analizzate alla luce della teoria linguistica del neopositivismo logico.

II Basthnurren ha fatto marcia indietro per non invalidare la credibilità di quella che è diventata anche la sua fonte, facendo diventare Velletri e la casa del Lampadigno, che nel frattempo ha ritirato la denuncia, la Mecca degli studiosi wittgensteiniani di tutto il mondo.

L'Alberrhophen, che stava per diventare lo zimbello degli ambienti filosofici, ha ripreso quota e pare sia stato associato dal Basthnurren nel suo dipartimento, con buone prospettive di carriera.

Qualcuno si è chiesto cosa diavolo potesse mai interessare alla buona ed ingenua Ambrogerra (che era di poche lettere) un simile studio e cosa ci possa essere stato tra i due per giustificare un simile dono. Come poi lo si potesse usare quale libro da messa è mistero che sfugge anche a qualunque ipotesi. Qualcuno ha tentato anche un'interpretazione mistico-devozionale del documento, ma pare con scarsi risultati e con grande scetticismo delle autorità ecclesiastiche, alle quali si contrappongono alcuni teologi d'avanguardia, i quali sostengono che il libretto traccia chiaramente un itinerario ascetico di grande spessore e modernità.

Qui riportiamo il testo come si trova scritto sul calepino, senza appesantirlo con le note dell'edizione tedesca, che per il lettore italiano sarebbero o di ostico approccio, o superflue: non è il caso di spiegare a un toscano cosa sia un figlio di puttana, mentre farlo capire a un tedesco è un vero calvario; i milanesi si difendono; i francesi fanno finta di non capire, gli svizzeri capiranno.