Debbo dirvi una parola 

 

 

Realtà

 

di Alfonso Berardinelli

(illustrazione di Lido Contemori)

 

 

 

A – Vedo che mi sta osservando da un pezzo...

B – Sì, scusi: In effetti ho l'impressione che lei voglia dirmi una parola. Per favore, si decida...

A – Lei ha ragione. Volevo dire una parola e neppure me ne rendevo conto.

B – Si faccia coraggio.

A – Mah, credo che questa parola sia inopportuna, anche se continuo ad averla in testa. Non vorrei spaventarla ...

B– Si figuri. Io sono uno che non si spaventa facilmente. Anzi, le cose ritenute spaventose mi eccitano.

A – Realtà... Sì, ecco, ormai l'ho detta. La parola che volevo dire è: realtà.

B– Devo riconoscere che lei mi sorprende. Era proprio questa la parola che voleva dire? Ne è sicuro?

A – Non lo so. Sicuri, in fatto di realtà, non lo si è mai. Però non mi viene in mente altro. Se una parola devo dire, direi che è quella. Ci penso da tempo e le altre parole, in confronto, mi sembrano secondarie. Vengono dopo. Anzi, significano meno.

B – Si rende conto di quello che sta dicendo? Lei ama le parole grosse. E' un brutto sintomo. E forse, per la comunità, è anche un pericolo...

A – Lei crede?

B – Sì, perché lei è, o rischia di sembrare, un para­noico. Insomma, voglio dire: un uomo di fede. Di questi tempi, un tipo poco raccomandabile.

A – Se è così che vede la cosa, le do ragione. Il fatto è...

B – Dica pure.

A – ... il fatto è che per me quella parola grossa, realtà, non è né grossa né piccola. E neppure media... Le sue misure non sono mai stabilite....

B – Non esageri, altrimenti qui cadiamo nella teologia. Insomma, lei mi capisce, è come se parlassimo di Dio e dell'Essere.

A – No, no. Mi creda, io ho le sue stesse idiosincrasie e prevenzioni. Mi rendo ben conto che quando una parola vuol dire troppo non dice niente e si mette al servizio del primo impostore ...

B – E allora? Come può un uomo come lei, che mi sembra piuttosto scettico, ormai, quasi un nichilista, come può mettersi a parlare di realtà? Vuoi dirci per favore che cosa è questa realtà? O vuole farci paura? Si crede depositario di un sapere speciale e più grande, più autorevole del nostro? Dovrebbe ricordare le conseguenze pratiche di una simile pretesa gnoseologica. Lei ignora l'epistemologia relativistica. Nominando la realtà, lei vuoi mettere tutti sull'attenti. Ma si sbaglia. Chi può crederla? Lei vuole tornare all'Ottocento. Ma il Novecento, ne sia certo, non è passato invano . Vede, io sono un artista e un teorico dell'arte. Lei cosa vuoi dire. Quando sento parlare di realtà mi metto subito sulla difensiva. Posso diventare cattivo ...

A – Mi dica...

B – Sì, perché lei pretende, in nome di questa presunta e cosiddetta realtà, di condannare l'immaginazione, l'invenzione, il sogno, il gioco, la nostra capacità di concepire mondi ipotetici.

A – No, al contrario ...

B – Ma sì, invece. Chi nomina la realtà resta fulminato. O vuole fulminare gli altri.

A – Lo ammetto, forse si può essere fulminati. Ma nessuna intenzione, mi creda, di fulminare gli altri. La realtà non è un'arma da impugnare. Nemmeno un d potrebbe fare tanto...

B – Ora non sia evasivo e sofistico! Chi parla realtà finisce per condannare in blocco tutta l'arte moderna. Lei mi sembra un uomo abbastanza mite inoffensivo. Ma questa sua fissazione per la realtà rende oggettivamente complice di chi vuole governare e dominare la mente, l'immaginazione del genere umano. Sono i nemici della libertà coloro che si riempiono la bocca con la parola realtà. Vogliono castrarci...

A – Non faccia lo psicanalista. Anche perché psicanalisi potrebbe contraddirla. La realtà, che non va confusa con il principio di realtà, è proprio quella cosa che il nevrotico deve incontrare e che invece nega, cancella, rimuove... Chi non sa vedere e incontrare la realtà, non importa in quale forma, tragica comica, enorme o minuscola, quotidiana o eccezionale, costui, dicevo, resta chiuso nella fortezza vuota dell'io. In arte la psicanalisi è stata così interessante proprio perché mostrava la lotta fra gli automatismi psichici e ciò che li contraddice, li spezza, li interrompe; facendo vedere, facendo accadere proprio ciò che non si credeva di volere, l'inaspettato, il fuori-programma...Ecco che cos'è la realtà. E' ciò che non rientra nelle previsioni e nei programmi. Ciò che non può essere dominato, né razionalmente, all'interno della coscienza, né praticamente, tecnicamente, politicamente. Spesso intere società e culture si mettono a funzionare in modo autistico. Sono fiere del proprio sapere e potere. Finché non arriva qualcosa di inatteso e le barriere difensive crollano. Può essere un tornado, un atto inconsulto di qualche pazzo più logico e consequenziale di noi. Può essere una malattia, un'attrazione erotica, un insopportabile dolore, una felicità inattesa. Comunque, niente di governabile.

B – Lei è un mitomane... Crede nel Dio-Realtà!

A – E lei no? Lei crede invece che se Dio non esiste, non esiste neppure la realtà e tutto è permesso, niente ha un prezzo, gli effetti non hanno cause, non c’è libera immaginazione. Non è mitologia la sua?

B - La mia mitologia, però, genera libertà. Mentre la sua genera costrizione, autoritarismo, sottomissione

A – Si tratta di intendersi. Se piove, io sono costretto a bagnarmi o ad aprire l'ombrello. Se la cucina è invasa dalle formiche o le vespe hanno fatto il nido sotto la grondaia, io sono costretto ad andarmene o a passare una brutta mezza giornata per eliminare i miei fastidiosi nemici. Non è certo Dio-Padre, né il principio d'autorità, né un tirannico Super-IO che mi costringono. E' la realtà. Comunque se lei preferisce un altro nome, faccia pure. Caos? Cosmo? Interrelazioni impreviste tra fenomeni che l'attenzione o l'immaginazione ha trascurato...?

B – Stia attento. Lei ha chiamato in causa l'immaginazione...

A – Lo credo bene. Chi non fa attenzione alla realtà, a quello che potrebbe ipoteticamente essere, chi non sa immaginarla, ne è più facilmente vittima.

B – Ci vuole immaginazione per capire che cosa può essere la realtà...

A – Qui siamo d'accordo. L'arte non ha fatto altro che questo, ha tentato di acchiappare realtà che nessuno aveva ancora osservato. Pensi a Kafka, ai surrealisti, a Céline, a Tolstoj...

B – Già. Pensi a Gadda, a Palazzeschi, a Joyce, a Dostoevskij...

A – E lei pensi, a Defoe, a Cervantes, a Flaubert...

B – No, pensi a Rabelais, a Sterne, a Baudelaire...

A – Non le pare che abbiano rivelato realtà, sub‑realtà, iperrealtà insospettate?

B – E' indubbio. Ma lei non mi dirà che c'entra il realismo...

A – No, il realismo non c'entra, è solo un'idea di realtà, una fra le tante. E le idee sono solo strumenti.