Quel che non vorreste sapere del dittatore cinese e di winston churchill
Chi teneva a galla Mao Tse-tung
di
Paolo Albani
(illustrazione di Lido Contemori)
Non
appena ebbe finito di presentarsi: «Piacere, mi chiamo così e così»,
gli chiesi:
- E cosa fa nella vita? - pensando dentro di me: «Non può essere
quello che sospetto, sarebbe troppo bello!» - Sono tipografo - rispose
lui, senza scomporsi, candidamente.
-
Tipografo... di professione? - aggiunsi io un po’ esitante, come a
volere una conferma,ma senza lasciarlo intendere.
-
Sì, certo, il tipografo di professione - disse lui, aggrottando le
sopracciglia, stupito della domanda. - Insomma, per lo più stampo libri
e altro materiale cartaceo.
Verso
la fine di giugno, sul bordo della piscina dell'Hotel Terme San Filippo,
immersa in un ampio parco nei pressi di Siena, il signor Tomo Fresco
-così si chiamava il mio interlocutore, splendido esempio di nomen
omen - mi confidò, fra un bagno termale e l’altro, la sua grande
passione per l'arte tipografica. Al nostro secondo incontro,
sorseggiando una tazza di tè sotto un gazebo di fianco alla piscina,
entrammo in confidenza e ben presto lo vidi illuminarsi quando prese a
raccontarmi con grande trasporto delle gioie derivanti dallo stampare
libri.
D'un
tratto - mostrando di nuovo una punta di orgoglio - mi confessò di aver
stampato, per conto dell'editore Falaschi, una raccolta di articoli
usciti su il Corriere di Mestre negli anni sessanta a firma di
Sandro Bartolini, un giornalista di cui oggi nessuno si ricorda più,
mentre allora (in pieno boom economico italiano), fece scalpore per una
serie di pezzi sensazionalistici.
-
Pensi che fu Bartolini - disse Fresco mentre una signorina in camice
bianco lo massaggiava energicamente - a scoprire la verità sulla
storica nuotata che Mao Tse-tung fece il 26 luglio del 1966. La verità
è che «il grande timoniere» fu aiutato da un sommozzatore della
marina militare cinese che lo tenne a galla per tutto il tempo in cui
nuotò nel fiume Azzurro. Il sommozzatore lo sorresse poggiandogli le
mani sul ventre, sott'acqua, in modo da non essere visto dalla folla che
applaudiva sulle sponde. E fu sempre Bartolini a rivelare al mondo
intero che il sex-simbol degli anni ’50-‘60, Brigitte Bardot, con
quel musetto maledettamente francese, lo sguardo sensuale e una vitina
da vespa che incantava, era stato un maschietto, sì, insomma, un uomo,
prima di operarsi giovanissimo a Casablanca, sotto il falso nome di Bébert
Rigaut. Notizia travolgente, non crede?
-
Direi eversiva sul piano storico del costume - risposi io, senza
voltarmi, sdraiato sul mio lettino.
-
Sempre al fiuto del Bartolini - proseguì Fresco, ormai inarrestabile
nel suo racconto - si deve il ritrovamento di alcuni filmetti porno, da
lui attribuiti, grazie alla testimonianza di un nipote dell'operatore
che girò le scene di quelle pellicole in bianco e nero, piene di
schifezze erotiche, a un giovane regista di Chicago, un tipo
ambiziosetto con l'hobby del disegno, un certo Walt Disney.
Quel
pomeriggio Fresco mi parlò a lungo del genio giornalistico di Sandro
Bartolini. Per lui era «un mago dell'informazione», un «acchiappa
notizie» impareggiabile. Venni perciò a sapere di altre clamorose
scoperte fatte dal Bartolini nel decennio ‘60-‘70. Fra queste, una
in particolare mi colpì.
Dopo anni di ricerche, Bartolini era riuscito a scovare una vecchia
fiamma di Winston Churchill, una certa Clorinda Novás Calvo, di
professione interprete, una bellezza tipicamente ispanoamericana,
capelli neri, lisci e lo sguardo da felino buono, che Churchill aveva
conosciuto nel 1921 durante un soggiorno a Cuba.
Anche dopo che Churchill divenne primo ministro, sembra che i due
continuarono a incontrarsi di
nascosto nei luoghi più impensabili, dentro un furgone per la
distribuzione del latte, su una chiatta in movimento lungo le acque del
Tamigi, persino nel retrobottega di un negozio di ferramenta nel
quartiere di Southwark.
L'amante
cubana di Churchill raccontò al Bartolini (che poi lo scrisse su il
Corriere di Mestre) che lei, una volta, nell'inverno del 1943, fu
ospite a Buckingham Palace. Mentre da sola attraversava un lungo
corridoio, elusa fortuitamente la sorveglianza, aprì una porta credendo
fosse quella di un bagno e si ritrovò invece, per errore, in un'enorme
sala tappezzata di quadri antichi e lì, insieme al re Giorgio VI, vide
lo statista inglese con il classico mozzicone di sigaro stretto fra le
labbra. I due erano in piedi davanti a un caminetto fiammeggiante, nella
mano destra il re stringeva dei fogli: sentì che discutevano
preoccupati sulle misure da prendere per arginare il pericolo
dell'espansionismo bolscevico, entrambi vestiti in abiti femminili.