Disabilità 

 

di Giovanni Bollea

 

(disegno di Lido Contemori)

 

Chi sono i disabili? Sono persone con i diritti di tutte le persone ma diversi. Le varie teorie al riguardo sono da ritenersi false, qualora non accettino il concetto di diversità, che aiuti ad affrontare la complessità del problema. Nello sforzo di. spiegare la genesi e lo sviluppo dei disturbi del disabile, ci si. è nascosti dietro a teorie molto elaborate e confuse. Teorici del ruolo, teorici dell’io e persino teorici della comunicazione, ne hanno sentito l'urgenza senza approfondirne i problemi della pratica clinica, dove la collaborazione interdisciplinare consegue alle molteplici diagnosi: ritardo mentale, disturbi psicomotori, sindrome Down, autismo, nella complessità di un ambiente che, ancora, crudelmente le rifiuta Mentre la posizione intrapsichiatrica della famiglia è spesso poco oggettiva e imparziale. Ma l'aspetto più urgente, nella possibilità di abbassare la soglia di sofferenza del disabile, resta sempre e comunque l'esigenza della ricerca. Definire i concetti di salute e di malattia mentale nell'ambito della famiglia, della Scuola e della Società tutta, rimane ancora un traguardo da raggiungere, mentre la disabilità motoria è la più facile da capire ma anche la più rifiutata e allontanata. Le questioni cliniche o connesse al trattamento clinico sono sempre molto legate al comportamento dei genitori che vi riflettono le loro immagini interne e di transfert, le quali, suggeriscono di volta in volta una delineazione difensiva molto importante, ma altrettanto pericolosa, se non è sostenuta da una spiegazione adeguata della patologia in corso. Ma quanta tenerezza, quanto amore, quanta profondità di significati in certi sguardi del disabile mentale: un termine generico di moda negli ultimi 50 anni, che si è imposto finalmente all'attenzione sociale in un duplice modo e nella modalità completa di studio sul piano scientifico clinico e psicologico. Se ad esso si aggiungono complicazioni psicomotorie e lesioni fisiche, queste ci obbligano ad accompagnarli dall'età di 10 fino ai 20 anni con una diagnosi di recuperabilità sociale minimo-parziale e settoriale Ma il punto delicato è quello dei non recuperabili, coloro che non possono assumere un lavoro continuo specifico, che sono appoggiati a un Istituto o Ente ospedaliero per una ripresa sul campo relazionale parziale o seguiti a casa con l'aiuto dei tecnici. Per la crescente recuperabilità parziale o quasi totale fissa del 70 – 80% si è però fatto davvero pochissimo. l disabili sono persone precise, scrupolose, attaccate al lavoro, sempre presenti, gentili con i compagni di lavoro "normali" e molto disponibili. Ad un Congresso dove ne consideravamo le possibilità di lavoro, uno di loro prese il. microfono gettandoci in faccia quaranta «ma...» «voi dite che noi siamo come voi ma…» e fu così che lanciò le sue accuse a una Società che ancora non capisce e li dimentica. Ma nello stesso Convegno un'altra luce si accese sul loro scenario.

«Noi che lavoriamo non vogliamo un sussidio, vogliamo la dignità di uno stipendio» . Ecco il problema che da psicologico-clinico diventa sociale e politico. Assumere queste persone non disturberebbe le dinamiche dei lavoratori così detti normali ma porterebbe un valore aggiunto alla parziale soluzione di un problema umano ed essenziale, Perché, senza interpretarla in chiave retorica e buonista, la parola disabile è una parola magica che dovrebbe indicare una reale grande mancanza all'interno della quale cresce ed esplode una dirompente e automatica sofferenza. Questa è una parola che non amo e alla quale preferisco la parola "diverso" ma ne seguo la specificità dell'accezione, in forma pragmatica e diretta, in tutte quelle aree dove l'inserimento del disabile, è osteggiato. Amore rispetto e dovere di tutti per tutti loro! Qualche tempo fa ho girato un film con un gruppo di Down che erano stati miei pazienti in un parco di Roma dove i disabili lavorano con amore, scrupolo e serietà: ad un certo punto uno di loro mi diede una scopa di saggina in mano e mi chiese se volevo provare ad usarla indicandomi i movimenti giusti: come toccare un sentiero per ripulirlo dalle foglie e come raggiungere un'aiuola usando la ventolina. Pensai con gioia: «se l'allievo insegna al maestro vuoi dire che abbiamo costruito qualcosa». Ero felice: il mio down mi aveva insegnato un nuovo mestiere! Ma perché ho scelto di parlare della parola disabile? Perché ritengo che contenga un significato altissimo, positivo essenziale e impegnativo per chi lo vuole approfondire, aumentando e promuovendo un messaggio che deve essere raccolto da tutti, nel ricordo di quel «non vogliamo un sussidio, ma la dignità di uno stipendio!».