Il Visconte dimezzato

 

 

Infine, l'ultima grande sua passione i fuochi fatui. Voleva trovare il modo per prenderli e conservarli, e a questo scopo passavamo le notti a scorrazzare nel nostro cimitero, aspettando che tra le tombe di terra e d'erba s'accendesse qualcuno di quei vaghi chiarori, e allora cercavamo d'attirarlo a noi, di farcelo correr dietro e catturarlo, senza che si spegnesse, in recipienti che di volta in volta sperimentavamo: sacchi, fiaschi, damigiane spagliate, scaldini, colabrodi. Il dottor Tre-lawney s'era fatto la sua abitazione  in  una  bicocca  vicino al   cimitero,

che serviva una volta da casa del becchino, in quei tempi di fasto e guerre e epidemie in cui conveniva tenere un uomo a far solo quel mestiere. Là il dottore aveva impiantato il suo laboratorio, con ampolle d'ogni forma per imbottigliate i fuochi e reticelle come quelle da pesca per acchiapparli; e lambicchi e crogiuoli in cui egli scrutava come dalle terre dei cimiteri e dai miasmi dei cadaveri nascessero quelle pallide fiammelle. Ma non era uomo da restare a lungo assorto nei suoi studi: smetteva presto, usciva e andavamo insieme a caccia di nuovi fenomeni della natura.

 

 Precedente

INDIETRO