Il Visconte dimezzato

 

MaIn tutto erano una ventina di persone Questa crudele sentenza indusse costernazione e dolore in tutti noi, non tanto per i gentiluomini toscani che nessuno aveva visto prima d'allora, quanto per i briganti e per gli sbirri che erano generalmente benvoluti. Mastro Pietrochiodo, bastaio e carpentiere, ebbe l'incarico di costruir la forca: era un lavoratore serio e d'intelletto, e si metteva d'impegno a ogni sua opera. Con gran dolore, perché due dei condannati erano suoi parenti, costruì una forca ramificata come un albero,  le cui funi salivano  tutte 

insieme manovrate da un solo argano; era una macchina così grande e ingegnosa che ci si poteva impiccare in una sola volta anche più persone di quelle condannate, tanto che il visconte ne approfittò per appender dieci gatti alternati ogni due rei. I cadaveri stecchiti e le carogne di gatto penzolarono tre giorni e dapprima a nessuno reggeva il cuore di guardarli. Ma presto ci si accorse della vista imponente che davano, e anche il nostro giudizio si smembrava in disparati sentimenti, così che dispiacque persino decidersi a staccarli e a disfare la gran macchina

 

 

 

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