Il Visconte dimezzato

 

 

Ma il vecchio Astolfo, quasi prevedendo che il figlio sarebbe ritornato così triste e selvatico, aveva già da tempo addestrato uno dei suoi animali più rari, un'averla, a volare fino all'ala del castello in cui erano gli alloggi di Medardo, allora vuoti, e a entrare per la finestrella della sua stanza. Quel mattino il vecchio aperse lo sportello allaverla, né seguì il volo fino alla finestra del figlio, poi tornò a spargere il becchime alle gazze e alle cince, imitando i loro zirli.

Di lì a poco, sentì il tonfo d'un oggetto scagliato contro le impannate. Si sporse fuori, e sul cornicione c'era la sua averla stecchita. Il vecchio la raccolse nel cavo delle mani e vide che un'ala era spezzata come avessero tentato di strappargliela, una zampina era troncata come per la stretta di due dita, e un occhio era divelto. Il vecchio strinse l'averla al petto e prese a piangere

 

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