
Dizionario di idee antiche e moderne
La pelle dell'ombra (5)
di Joel Gayraud
(traduzione di Gabriele Pedullà - disegno di Elena Terrin)

Gioco.
Più
ci si eleva nella scala sociale, più i divertimenti perdono di
sostanza. I vecchi operai di fabbrica in prepensionamento che giocano a
briscola nel caffè d'angolo si dedicano a un divertimento più
sostanziale dei nuovi ricchi che giocano a golf, il gioco più assurdo e
noioso che sia mai stato concepito. Significativamente, è a partire dal
XVIII secolo che si è sviluppato questo gioco coloniale di
aristocratici senza fiato che, rinunciando a tutti i valori agonistici
sui quali si fondava la loro nobiltà, non osano più misurarsi che su
una superficie ondulata in un inutile torneo contro se stessi, esente da
ogni rischio. Uno sport di spossati, di deficienti etici e politici che
non ha potuto che attirarsi i favori delle classi dominanti antistoriche
che oggi si dividono il controllo dell’economia planetaria. Magnati
sauditi, brockers della costa Ovest, burocrati asiatici conquistati
dall’economia di mercato, mafiosi russi a capo di intrallazzi
industriali e dell’industria dell’intrallazzo, tutti condividono lo
stesso entusiasmo per il falso lusso dei greens. Qui, la disseminazione
di giocatori assistiti dal proprio caddie dà a ciascuno di loro
l’illusione di essere una persona. Il piccolo borghese disponeva dei
solitari nella quiete del suo soggiorno; il
green
e le sue
diciotto buche sono l’equivalente all’aria aperta di quel soggiorno
e soprattutto della sua benefica quiete: uno spazio-tempo inaccessibile
all’evento. Perché il dirigente di un'impresa o di uno Stato - ma, è
la stessa cosa - non teme né detesta niente come l’evento; e quando
gioca, vuole il gioco puro, di cui riverisce la serietà. Il proletario
si lascia divertire dai rumori del caffè, dai nuovi arrivati, dalle
domande. Da una
parte
un'atmosfera aperta alla vita, all’incontro, all’evento,
dall’altra un mondo in scatola e reso asettico. La divisione tra gioco
e vita era ignorato dal proletario. Ma questa epoca è sul punto di
sparire. Oggi la solitudine borghese e il suo incorreggibile spirito di
pesantezza e serietà ha catturato il consumatore fin nei suoi figli
incollati ai giochi elettronici.
Ishi.
Quando
Ishi, l’ultimo indiano selvaggio, fu invitato, qualche anno dopo la
sua scoperta da parte dei bianchi, a una rappresentazione teatrale, non
si guardò la scena, né l’attrice che si esibiva ma il pubblico. Quel
pubblico così numeroso, dagli abiti quasi simili, dalle reazioni
unanimi, dalle usanze gregarie così sconcertanti per l’individuo
solitario e che sa di non poter contare se non su se stesso che era
stato. Così gli applausi della folla per lui erano ben più
sorprendenti della prestazione dell’artista, isolato sulla scena.
Nessun dubbio che quella sera, dal più profondo della sua immemorabile
civiltà, il nostro selvaggio sia rimasto sbalordito da una così
universale barbarie.
Ishi
(ancora).
D’altra
parte, secondo la testimonianza di Theodore Kroeber, Ishi non si stupì
per niente di vedere un uomo volare in aereo. Il meraviglioso presente
nei suoi miti lo predisponeva ad accogliere questa possibilità.
Autenticità.
Mostrarsi
autentico in ogni circostanza della propria vita era un atteggiamento
comunissimo e facilissimo da adottare ancora mezzo secolo fa; è
l’atteggiamento contrario che era difficile, l’inautenticità
esigeva abilità e una buona dose di raffinatezza; e si riconosceva
subito lo snob dalla sua mancanza di talento in materia. Oggi è
impossibile mantenere un comportamento autentico fino in fondo, a meno
che di non passare per un “caratteriale” e di vedersi dunque
interdetto ogni tipo di rapporto sociale per quanto poco. Ecco il
paradosso oggi: per non soccombere ai sarcasmi e al disprezzo
universale, l’uomo autentico è condannato a intrattenere con gli
altri rapporti unicamente fugaci e superficiali. Salvo notevole
eccezione, è condannato a non avere mai amici. Ora che .cos’è
un’autenticità che non si nutre di amici?
Mezzaluna.
Uno stesso referente può avere due significati diversi.
Prendiamo la metà del disco lunare che appare in cielo di notte. A
seconda del giorno del mese un francese dirà: o è il primo quarto o è
l’ultimo quarto. E se non ha seguito le fasi della luna, lo chiamerà
lo stesso quarto di luna, e per analogia parlerà di un quarto di mela o
di mandarino. Per un italiano invece quello che per il francese è un
quarto sarà una "mezzaluna". Si direbbe che le due lingue,
anche se vicine, non si capiscono su quella matematica che pure è
ritenuta essere il linguaggio universale. Per il francese il significato
rimanda a un dispositivo referenziale implicito sul quale per di più
fluttua un'evidente incertezza: questo dispositivo è costituito o dal
calendario (dal momento che un quarto di luna è il quarto di una
lunazione), o da un'elaborata rappresentazione geometrica della luna
come sfera di cui non si vedrà che il quarto.
Per
l’italiano il sistema di riferimento è visuale, spaziale e diretto
senza elaborazione intellettuale: la "mezzaluna" è
semplicemente la luna divisa in due. Abbiamo dunque per lo stesso
referente due significati diversi che rimandano a due ermeneutiche
implicite. Il che ci dimostra che ogni segno linguistico presume
un'ermeneutica preliminare; e che dunque la lingua, lungi dall’essere
una semplice questione di codificazione, è, innanzitutto, una questione
di iniziazione.
Coltivare
il nostro giardino?
Oggi
soltanto un vecchio può dire con una qualche serietà: me ne infischio
del mondo, ce la faccio a vivere senza di lui. Perché il mondo si
restringe sempre più attorno all’individuo e riduce ogni giorno i
terreni incolti della vita quotidiana che permettevano appunto di gioire
di un tale ripiegamento. Il giardino di Candido non potrebbe mai
scappare alla disseminazione degli OGM.
Apocrifi.
Tutti
conoscono il destino infelice del poeta Chatterton che nel 1770 si
suicidò a 18 anni dopo aver pubblicato una raccolta di ballate inglesi
attribuite a un monaco del XV secolo, Thomas Rowley, raccolta che ha
dato il via alla poesia romantica inglese. Ma generalmente si ignora che
il giovane Leopardi si dedicò allo stesso gioco qualche decennio più
tardi, quando a 17 anni pubblicò il suo
Inno a Nettuno,
facendosi
passare per lo scopritore di un manoscritto autentico. E' notevole
questa propensione alla mistificazione letteraria presso i giovani
dotati di genio e provvisti di una schiacciante erudizione. Forse
bisogna vederci il segno di una scarsa fiducia in se stessi che si può
superare solo con uno sdoppiamento dell’io, con la costruzione di un
doppio, di un
alter ego,
alias
et alibi, altra figura di se stessi e altro luogo per abitarsi.
Discendenti
di Didone.
I
tormenti provocati dall’abbandono si possono spiegare con l’assurda
coercizione alla quale è esposto il soggetto: l’abbandonato è
libero, ma egualmente esposto a ogni sorta di influenza. Così, per chi
è stato abbandonato più che per chiunque altro, la conquista della
sovranità sulla propria vita è la sola via di salvezza, ma tale
conquista è molto più difficile da conseguire per lui che per chiunque
altro.
Rivolte.
Contrariamente
a quel che può pensare uno spirito borghese, le sommosse provocate
dalla fame non sono mai sommosse per l’avere ma per l’essere. Perché
mangiare non significa in alcun modo possedere qualcosa, ma solo
soddisfare un modo essenziale dell’esistenza e la sommossa per il
sostentamento è solo il primo momento della riconquista della sovranità
sul proprio corpo da parte dell’affamato.
Diario
estimo.
Il
ventesimo secolo ha inventato l’aberrazione letteraria del diario
destinato a venir letto e pubblicato durante la vita del suo autore.
Questo finto diario, che io chiamerei diario
estimo
(contrapposto al diario intimo),
è ai miei occhi il genere più sospetto che ci sia. Non ha molto a che
vedere con l’autobiografia né con le confessioni, nelle quali la
verità è ordinata secondo la linea direttrice di una vita in gran
parte conclusa, né col diario autentico, dove l’autore può mettere
sullo stesso piano, senza distacco, le annotazioni più superficiali e
le più profonde, senza timore di essere giudicato. Il diario
estimo
introduce in tutto ciò una
deformazione, le annotazioni superficiali e contingenti, inevitabili in
ogni cronaca che procede giorno per giorno, vengono o ricercate – per
offrire un'impressione di verità documentaria – o troppo spiegate,
rese profonde, non fosse che per affinità con dei ragionamenti un po'
insistiti. Uno degli esempi più penosi di questo gioco senza
consistenza intellettuale e sentimentale ci è stato offérto di recente
da
L’esprit
des terrasses
il
diario di Renaud Camus.
Sogno
e certezza.
In
età adulta, i soli sogni che mi abbiano lasciato la sensazione, potente
come un'allucinazione, di aver vissuto realmente il loro contenuto, sono
dei sogni di incontri d'amore, nella maggior parte dei casi senza
conclusione erotica. Dei sogni che, molti minuti dopo il risveglio ho
visto come una sconvolgente anamnesi che fa risorgere da un passato
lontano un nome, un volto, delle situazioni e dei luoghi con una tale
precisione, una tale certezza che preso s'installa l’angoscia di aver
perduto un giorno tutto un pezzo della mia memoria e allo stesso tempo
l’oggetto amato, di cui per miracolo il fantasma mi è appena
riapparso. Ma presto, come una macchia d'inchiostro che si spande sulla
pagina dove abbiamo appena letto il più bello dei racconti e che
finisce per cancellarlo completamente, l’angoscia richiude nel sudario
dell’oblio questo nome, questo volto, questa casa
che
un attimo prima sono stato
così contento di ritrovare; accetta soltanto di lasciarmi, con i
lineamenti della mia allucinazione, la certezza divorante che non lo
era, e mi riconduce, trionfante, sulla retta via della vigilanza.
Desiderio
e sogno.
Se
per Freud il sogno è la realizzazione di un desiderio, i sogni
allucinatori tipo quelli che ho appena citato sono i soli in cui il
desiderio si realizza
veramente;
in
effetti, contrariamente a tutti quelli in cui il desiderio deriva dallo
spostamento e condensazione, qui rende presente il suo oggetto
riconoscendogli la materialità del ricordo. Questi sogni potranno
dunque essere presi, se non per veri (lo sono poco quanto gli altri),
almeno per desideri
veramente
realizzati.
Risveglio.
Io
sono di quelli che si risvegliano solo per continuare a sognare.