Clamoroso exploit della chirurgia di frontiera
La cucitura che affratella
(disegno di Gastone Mencherini)
L'intervento
riuscì perfettamente.
Fu un
intervento
complesso, che
durò 34 ore, e, per quanto
ben riuscito, mise a dura
prova
la capacità professionale,
ampiamente riconosciuta a livello internazionale, dell'equipe del professor
Carlo Smuraglia, primario
della Clinica Chirurgica
I dell'Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano.
All'inizio,
quando Alfonsina
Lotti e Giuliano
Brogi, lei originaria di un
paesino della Basilicata, lui
torinese
puro, entrambi
maestri
di scuola elementare, conviventi da più di
vent'anni, senza figli, in una
villetta di loro proprietà
nella periferia di Vigevano,
si presentarono nello studio
del professor Smuraglia,
questi rimase interdetto. La
richiesta era insolita, sbalorditiva.
Da
tempo, con un
candore
quasi infantile,
disarmante, che rasentava
la paranoia, i due insegnanti
avevano deciso di mettere in pratica un loro "progetto esistenziale", se cosi possiamo chiamarlo, e si
erano convinti a tal punto
della bontà di quel progetto,
che ormai niente sembrava in
grado di farli cambiare idea,
nemmeno i rilievi critici del
professor Smuraglia che pure,
nel suo campo (i trapianti),
era una celebrità.
-
La vostra vita cambierà radicalmente, - disse
con
aria severa il professor
Smuraglia, che non si dava
per
vinto e insisteva, da
medico scrupoloso, nella
sua opera di dissuasione,
sottosotto anche un po' infastidito
dall'atteggiamento serafico, al
limite della sfrontatezza,
dei suoi interlocutori. - Ne
saranno sconvolte le vostre
abitudini. Non potrete più
insegnare in classi diverse,
ci avete pensato? E avete pensato
anche al fatto che sarà più
facile trasmettervi le malattie?
Ci
vollero circa due
anni
al professor Smuraglia
per studiarsi attentamente
il caso, insieme ai suoi collaboratori.
Poiché Alfonsina
Lotti e Giuliano Brogi
appartenevano allo stesso
emogruppo (del resto avevano
preso la loro decisione
anche sulla base di questa
circostanza), non si pose il
problema
di rendere compatibile
il loro sangue, questione che avrebbe inevitabilmente escluso l'intervento.
Dopo di che i medici
stabilirono, fra le altre cose, che la connessione migliore,
cioè la linea della saldatura
che implicava i rischi minori
sul piano emorragico, rischi
legati a un possibile distacco dei collegamenti
introdotti a livello dei
tessuti e delle vene, e che al contempo garantiva
la più alta flessibilità
motoria, avrebbe dovuto
investire, secondo i calcoli effettuati, gran parte dell'estensione
delle braccia e delle gambe
contigue dei due soggetti,
incluso un piccolo segmento
dei rispettivi fianchi, in un tratto
situato fra la cresta iliaca
e l'area del coccige.
L'operazione
fu un
capolavoro
di ingegneria chirurgica. Dopo un
lungo periodo di convalescenza, trascorso
in un centro
di riabilitazione,
Alfonsina Lotti
e Giuliano Brogi
iniziarono con entusiasmo
la loro nuova vita, in
quel nuovo stato di apparentamento
corporeo.
Adesso
qualsiasi cosa
avessero
in mente di fare, li
obbligava a uno sforzo
comune, a un tempo condiviso,
a un livello incondizionato di mutua corresponsabilità. Fra loro non esisteva
più una divisione dei ruoli, una situazione per la quale uno dei due si sarebbe
potuto abbandonare a un «Pensaci
tu, che io sono impegnato in un'altra
cosa», oppure a un «Ciao, me
ne vado, ci vediamo stasera a
cena». Con una manovra non troppo difficile, piegando leggermente
il collo di lato e facendo
ruotare all'indietro le
braccia trasformate in un
unico arto, erano persino in grado, nonostante l'incollatura
laterale, di darsi ancora dei
baci, e di scambiarsi tenerezze, di palpeggiarsi
su tutto il corpo - effusioni
che battezzarono, scherzandoci
su, il «nostro tenero zig
zig».
Una
sola contrarietà, dopo
l'intervento, venne a turbare
l'esistenza di Alfonsina
Lotti e Giuliano Brogi, che
per il resto procedeva in
modo affiatato, armonioso.
Un gesto che li ferì profondamente, e fu il rifiuto da parte dell’«International
Siamese Twins
Association»
di accettare la loro domanda
di adesione, rifiuto motivato con un ragionamento
ineccepibile sotto il profilo
strettamente scientifico, ma
un tantino capzioso, privo di
elasticità, sulle
caratteristiche acquisite fin
dalla nascita, sul primato indiscutibile della
natura, e poi ancora sui
legami di sangue e storie
simili.
Loro
ci tenevano molto
ad essere accettati in quel gruppo, per un fatto
di appartenenza, di identità,
di sintonia cosmica
(valori
irrinunciabili al «nuovo stile di
vita» che avevano
abbracciato), e quando arrivò
la lettera dell’«International
Siamese Twins Association»
che respingeva la loro
richiesta, ci rimasero male.