
Per salvare dalla fame i miseri e i derelitti, compresi i miscredenti
Il Pane dei Santi
di Pedrag Matvejevic
(traduzione di Silvio Ferrari)
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I
- Il
pane
di San Paolo Lunga e difficile fu la via per Damasco sulla quale Saul, avversario dei cristiani, si convertì per diventare l'apostolo del cristianesimo - San Paolo. Viaggiava in una carovana per sfuggire ai pericoli. Senza parlare con nessuno, ben sapendo che i Nabarei non amavano gli Israeliti e che era meglio non rivelare la propria origine giudaica. |
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Procedendo a piedi dai
deserti dell'Israele fino alle oasi di Gerico, si nutriva di
pane, cipolla e frutta. Nella valle del Giordano, ben sotto il
livello del mare, crescono dei datteri succosi e saporiti, veri
e propri sostituti della focaccia. Li assaggiò. Si trattenne
per un po' a Hippos, lungo il mare di Galilea - lì si fa del
buon pane azzimo, dalla crosta morbida e dalla mollica
trasparente, ben noto in tutta la regione. Saul ne fece una
provvista per i giorni seguenti e la sistemò
nella sua sacca.
Era
faticoso arrampicarsi sull' altipiano del Golan. Le cime del
monte Meron e Hermon inducono a sollevare lo sguardo verso
l'alto, al cielo. Lì, nella valle di Horan, Cristo apparve al
viaggiatore. La gran luce che promanava dalla figura divina
l'accecò. La vista tornò a San Paolo tuttavia in breve tempo
- l'aiutarono forse anche gli impacchi sulle palpebre con
pezzi di mollica calda, come dovevano avergli consigliato gli
antichi curatori di morbi e piaghe. Chissà se di passaggio si
fermò nelle città di Kanatha e Suweida per ulteriori
provviste. Volgeva in direzione del corso del fiume Barada che
approvvigiona le oasi circostanti e fornisce d'acqua fresca
Damasco. La città, posta all'incrocio delle vie che portano
fino all'Anatolia, all'Arabia e alla Mesopotamia, scendono in
direzione di Gerusalemme e proseguono via mare fino a Delos,
era a quel tempo intrisa dai costumi pagani e aperta
all'influsso ellenistico. Non c'erano davvero le condizioni per
svolgervi la predicazione cristiana. E così il santo dovette
cercarsi un lavoro per sopravvivere e restare indipendente.
Cominciò a fabbricare teli per tende di tessuto incerato, a
cucirli fra loro e a metterli su. Si fece venire i calli alle
dita, tanto da poter scrivere solo a caratteri grossi (Gal 6,
11). Cercava di ammorbidirsi le palme delle mani con pasta di
farina bagnata nell'acqua del fiume Barada che era considerata
medicamentosa.
Sussistono
tante ipotesi in relazione a questo viaggio a Damasco, l'unica
certezza resta il viaggio stesso e la visione che ebbe Saul. E,
lungo quel tragitto, il pane con cui
il
futuro santo ristorava
e rifocillava il suo corpo. Era per
sicuro un pane azzimo.
Rivolgendosi in seguito ai Corinzi, San Paolo li consigliò
di «santificare la
festa
non con il vecchio lievito, né con lieviti della malvagità e
della corruzione, ma col pane azzimo della purezza e dell'onestà».
(Cor 5,7-8).
Nella
storia del pane questo racconto non ha trovato posto. E anche la
storia del cristianesimo paria più dell'apparizione di Cristo
sulla via di Damasco che del pane azzimo, "corpo"
dello stesso Cristo, con cui il convertito San Paolo
si
nutriva. II
- Il
pane di Sant'Antonio
Ci
sono due Sant’Antonio: il primo, chiamato il Grande o
l'Eremita,
è
nato in Egitto, presso le rive del Mar Rosso, a Qemen,
vicino a Beni-Sonef; l'altro, nativo di Lisbona,
è
detto
da Padova secondo il luogo dove ha lasciato le tracce più
profonde - ed |
è
anche
morto nei pressi di questa città; sant'Atanasio ne ha
descritto minuziosamente la vita colma di miracoli e
santità. Sant'Antonio da Padova nacque quasi mille anni dopo. Ebbe una vita molto più breve di quella del suo grande omonimo. A trentasei anni gli chiusero gli occhi le suore clarisse del monastero di Arcella, appunto presso Padova. Anch'egli per voto decise di vivere come un eremita. E andò a rifugiarsi nel severo convento costruito a Monte Paolo in Emilia. Sui suoi miracoli sono stati scritti numerosi libri, degni di essere ricordati. Come San Francesco d'Assisi, che gli servì da modello, era in grado di parlare agli uccelli. Il corvo nero lo visitò anche lui, con una crosta nel becco. Alla sua modesta mensa c'erano di solito un piccolo pezzo di pane e una brocca d'acqua.
Un giorno un
miscredente volle provocare Sant'Antonio da Padova sostenendo
che una mula affamata, avrebbe preferito assaporare l'avena
che l' ostia. E così lasciarono per due giorni l' animale senza
il minimo ristoro - ma esso respinse l'avena e s'inginocchiò
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