Dizionario di idee antiche e moderne

 

 

 

 

 

           

 

 

       

 

 

La pelle dell'ombra (3)

 

di Joel Gayraud

(traduzione di Gabriele Pedullà - illustrazioni di Lino Di Lallo)

Il riso degli antichi.  

Come spiegare che una società militare così feroce, violenta e attaccata ai valori virili come la società lacedemone sia stata tanto gioiosa da divinizzare la risata, a cui era stata eretta una statua su una piazza di Sparta? Ciò dipende senza dubbio dal fatto che ci si trovava in una società pagana, non tormentata dall'idea del peccato, e che allora la gioia era di un'intensità più inquietante della nostra. Non soltanto si poteva uccidere gioiosamente il proprio nemico, ma si doveva farlo così, non si poteva anzi che farlo così. Perché davanti alla vittima designata, nemico o ilota, il cittadino spartano aveva il feroce distacco dell'uccello da preda.

Lo stesso Cicerone non capiva più niente del riso spartano. Nelle Tuscolane, accennando a un uomo che rideva mentre veniva condotto al supplizio, ne conclude a torto che quel condannato era innocente: vedeva in lui una figura stoica, invece di riconoscere un semplice criminale privo di ogni senso di colpa e la cui gioia per aver ucciso il proprio nemico personale prevaleva su ogni altro sentimento, compresa la paura della morte.  

 

Spirito ipercritico.

 

Lo spirito ipercritico ha una incresciosa tendenza ad azionare la ghigliottina o a servirsi della mitragliatrice contro le produzioni intellettuali che non gli piacciono. Non deve dunque meravigliarsi, ne lamentare di ritrovarsi prima o poi circondato di cadaveri, e infine di vedersi costretto a passare il resto della sua esistenza critica nel perimetro muto di un cimitero.  

 

 

 

Lingue morenti.  

 

 

Ogni anno nel mondo muoiono diverse lingue. Spesso erano parlate soltanto da centenari. Si racconta che, in una tribù estinta dell'Africa, l'ultimo a parlare la lingua del posto fu un pappagallo addestrato da una vecchia.

 

Umanesimo.  

 

 

L'umanesimo ipertrofizza l'umano nel mondo e nello stesso uomo. Da un certo punto di vista è la disposizione umana più paradossale, perché, negando l'animalità costitutiva dell'uomo, ne erode la stessa base esistenziale; l'umanesimo è la minaccia più pericolosa per l' uomo, come specie e come individuo, e costituisce l'ideologia più diffusa nelle epoche dominate dall'ossessione per i commerci. La merce si interessa soltanto all'uomo, perché l'uomo è il solo consumatore. Supponiamo che una specie animale divenga  consumatrice autonoma, si svilupperà un'ideologia animalista di questa specie; d'altra parte è precisamente ciò che avviene con le società protettrici degli animali, le quali rappresentano un mercato della contemplazione dell'animalità.  

 

Utopia

 

La sorte migliore che possa toccare a un'utopia è di tendere alla propria realizzazione, non di realizzarsi. La sua realizzazione sarebbe il suo compimento e segnerebbe la sua fine, mentre ogni utopia si rifiuta, come per principio, di pensare il suo aldilà. Ogni utopia che si presenta come soluzione definitiva contiene anche il germe della propria distruzione. Affinché un'utopia abbia la meglio sull'esistente, bisogna che contenga dall'inizio la promessa della sua incompiutezza.  

 

 

Oblio e romanzo.

 

Jean Paulhan sognava di scrivere un romanzo che fosse composto in modo da lasciarsi dimenticare a mano a mano che lo si leggeva. La cosa più faticosa, con i cattivi romanzi, è che ne rimane sempre qualche traccia nella memoria, già troppo sovraccarica delle false notizie del mondo. Un romanzo da stazione ferroviaria che non lasciasse alcuna traccia mnestica, pur avendone tratto del piacere durante la lettura, sarebbe senza dubbio un capolavoro.  

 

Eguaglianza.  

 

Nel1789, il villaggio di Caillau, nella Languedoc, domandò nel proprio cahier de doliénces che tutti i Francesi fossero resi nobili. Ecco una bella rivendicazione di egualitarismo ascensionale.

L’eguaglianza deve sempre accompagnarsi a un’ascesa, dal momento che dal punto di vista dell'avere ha per obietti­vo la generalizzazione del lusso, del superfluo, dell'inutile, ma anche dal punto di vista dell'essere, dal momento che la cosa inutile posseduta in quanto tale fa scivolare il soggetto che la possiede nella sfera dell'essere.

L’eguaglianza che livella abbassando è solo una disgrazia, nell'immediato futuro fonte di ineguaglianze intollerabili, peggiori di quelle che si è creduto o preteso di abolire.  

 

 

Sesso versus fame.

 

Le due pulsioni fondamentali, il sesso e la fame, hanno rispetto all'eccesso conclusioni diverse, addirittura opposte. Il mangiare esagerato appesantisce, inebetisce, si rivela a lungo andare decisamente masochista; l’eccesso di alcolici consente di conoscere l’ebbrezza, che, come per ogni ingestione di sostanze psicotrope, deve essere gestita con cura per evitare il masochismo della dipendenza.

AI contrario l'eccesso sessuale produce solo piacere e non conosce altro limite che la stanchezza dovuta allo sfinimento momentaneo delle risorse fisiche e che si ricostituisce agevolmente attraverso il sonno o il cibo. In Sade, il libertino prevede sempre un buffet ricco di cibi ricostituenti per consentirgli di prolungare le orge. Performance imbecilli a parte, l' ebbrezza dell'eccesso sessuale, per la sua natura endogena, trova in se stessa le modalità del suo placarsi.  

 

 

Viaggiare.

 

Ogni viaggio reale si raddoppia in un viaggio immaginario che, nelle aspettative, nelle delusioni, nelle sorprese, da forma e consistenza al primo e gli permette di trasformarsi in oggetto della memoria. Ecco perché il viaggio organizzato è il non-viaggio per eccellenza, perché tende ad annullare questa parte proiettiva, che costituisce il viaggio immaginario e che non può liberarsi di un minimo di angoscia e incertezza. Il viaggio organizzato è dall'inizio un viaggio senza memoria. Senza memoria umana in ogni caso, perché sono le macchine fotografiche e le cineprese che si incaricano di registrarne il corso.

 

 

Uomini/angeli.

 

La vita degli angeli , secondo Sant'Agostino, nella Città di Dio, si riassume in questo: "Eternità permanente, conoscenza facile, felicità senza turbamento”. In essa si può riconoscere lo stile di vita dell’uomo contemporaneo: presente infinito, sapere ridotto a informazione ottenuta senza sforzo, benessere atarassico da cui è bandito il desiderio e in cui regna un piacere più narcotico e ipnotico che orgasmico.

 

 

Tatuaggi e stimmate.

 

Mentre le stimmate erano, nel santo o nel posseduto,  la traduzione isterica della fede in una trascendenza, i suoi odierni sostituti profani, il tatuaggio e il piercing, sono la visualizzazione, anche in questo caso isterica, della perdita definitiva di questa fede, dopo che essa ha totalmente dissacrato il mondo sensibile. E' precisamente questo aspetto isterico che distingue il tatuaggio contemporaneo da questa pratica presso i popoli selvaggi e di cui, per esempio, i vecchi abitanti delle isole Marchesi ci hanno fornito l’espressione più perfetta: quando si tatuano il corpo completamente, ivi compreso a volte le labbra, lingua, interno della bocca, essi rivelano l'immanenza del divino nel loro mondo; la loro pelle era il libro di magia su cui si iscrivevano i segni della compresenza degli spiriti dei morti, la carta su cui si proiettavano le forze cosmiche e le potenze sotterranee. Perché, lungi dall'essere un sintomo nevrotico, la pittura o la cesellatura dei corpi, rito collettivo, è un esercizio di cosmofania.  

 

 

Corpo stupido.  

 

 

Per gli indiani Caduveo - e, come sostiene giustamente Michel Thevoz, questo punto di vista è condiviso da tutti i popoli selvaggi ­un corpo che non è dipinto è un "corpo stupido". Ora, se si considera che per la tradizione occidentale l'intelligenza si preferisce al naturale e la verità senza belletto, quanto tale intelligenza e tale verità devono apparire poco attendibili agli occhi di questi popoli! Dal momento che, per loro, le funzioni dell' anima non sono separabili dalIe altre proprietà e attributi del corpo e quindi dalla sua stupidità.

 

 

Divino.

 

Il primo filosofo greco dell'ateismo si chiamava Teodoro, che significa "dono degli dei". Perché ciò che il divino ha di meglio da offrirci e la capacità di negazione, ivi compresa  quella del divino stesso.  

 

 

Scale mobili.

 

Una pubblicità americana degli anni Cinquanta destinata a promuovere scale meccaniche annunciava: Moving products or people, the principle is the same (cioè, muover prodotti o persone, il principio è lo stesso). Si vede bene che da mezzo secolo le persone sono trattate come merci, e senza che si senta il bisogno di nasconderlo. Coloro che lo scoprono oggi e se ne indignano come di un’abominazione sono soltanto dei finti ingenui