in un mondo dominato dallo spettacolo le apparenze spesso sono veritiere

 

La pelle dell'ombra (2)

di Joel Gayraud

(traduzione di Gabriele Pedullà - illustrazioni di Gastone Mencherini)

Centauri.

Nel museo d'arte delle isole Cicladi, ad Atene, il mio sguardo è state catturato da un'elegante terracotta beota del VII  secolo che rappresentava un centauro. Questa statuetta, magnificamente conservata, mi ha rivelato che, vista di fronte, questo mostro aveva l'aspetto di un uomo: era provvisto di braccia e il suo sesso si trovava collocato tra le zampe anteriori; è soltanto di tre quarti o di profilo che appaiono il dorso, la groppa, le due zampe posteriori e la coda del cavallo. Da questa osservazione dedurrò due cose: la prima, in fin dei conti assai banale, anche se ammessa ancora raramente, è che la mostruosità, in fondo, è solo una questione di punti di vista; la seconda, più tecnica, è che questa posizione del sesso dei centauri permette loro di accoppiarsi facilmente con le femmine della specie umana e li annovera per questo semplice fatto nel regno umano. Gli antichi consideravano senza alcuna difficoltà altri generi umani o altre specie all'interno di uno stesso regno umano. Oggi, una tale ambiguità, simili fantasticherie non sono pensabili che negli incubi della fantascienza.

Ma Erodoto e dopo di lui molti altri viaggiatori ci hanno descritto le strane popolazioni dell’India: uomini senza testa, cinocefali, monopodi, gastrocefali il cui corpo termina con un solo piede che gli serve da parasole, antipodi dai piedi invertiti, o leoni dalla testa umana…

Per tornare alla sessualità dei centauri non dimentichiamo che gli antichi hanno aggiunto ad essi anche le centaure.

Queste, lo si capisce senza fatica, non possono accoppiarsi con i propri compagni che in piedi e di fronte: se, come lo proclama un’antropologa un po’ moraleggiante, l’accoppiamento facciale è il segno di una umanizzazione della sessualità, i centauri dovranno essere ritenuti le più umane delle creature, perché, a causa della loro conformazione naturale, non possono accoppiarsi in altro modo con le loro compagne. Fortunatamente, dal momento che il loro ano è collocato sotto la coda, la sodomia, presso di loro, si pratica come la semplice fornicazione per i cavalli e centauri e centaure possono farsi sodomizzare facilmente dai loro fratelli equini e soprattutto dall'asino, animale dalla verga imperia­le: Così sono destinati a praticare la zoofilia dietro e l’antropofilia davanti. Se a questi aspetti si aggiunge il fatto che sono amanti di carne cruda, all’occasione umana, e molto inclini alla follia, si riconoscerà che questi esseri dell’eccesso meritano la nostra più alta considerazione.

 

Ombrello.

L’ombrello, si sa, è l’oggetto che si lascia  con più facilità, l’oggetto che si perde senza che in genere derivi per il suo proprietario un dramma particolare, e quello di cui non si avrà alcuno scrupolo a impadronirsi con il minimo senso di colpa, quando, per caso ci si imbatte in un esemplare smarrito. E' l’oggetto banale dei tempi del consumo, banale nel senso primario, cioè di uso comune. Non si esiterà troppo a prestarvi un ombrello se, al momento di lasciare una serata da amici, un acquazzone vi sorprende sguarnito, poiché implicitamente, in questo gesto generoso, si insinua la possibilità, l’evidenza della reciprocità. Quale altro servizio potrebbe essere reso con così grande facilità? Nessuno. In tutte le situazioni ognuno sospetta, calcola, valuta i rischi di tradimento o d'inganno. Tranne che nel caso di prestito dell' ombrello. Prestito da dimenticare, da perdere, da lasciare. Questo attrezzo riveste il ruolo di equivalente generale astratto della convivialità, il solo bene collettivo di quell'essere essenzialmente solitario che è  l'uomo della nostra epoca. Probabilmente perché l'umanità troppo straziata ha sentito il bisogno di una tregua.

Nature morte.

Quando le nature morte seicentesche raffiguranti una coppa di frutta, dei pesci appena usciti dall' acqua o una tavola ricoperta di cacciagione hanno sempre suscitato in me soltanto noia o  ripugnanza, tanto, invece, prendo piacere dalla rappresentazione degli oggetti inanimati della vita quotidiana, come si può vedere frequentemente nelle opere della stessa epoca. Sembra che, se la natura morta ha come effetto immediato di deificare gli esseri organici che dipinge, gli oggetti e con le cose compie esattamente l’operazione inversa. Queste non sembrano semplicemente giustapposte come su un catalogo, ma riunite come i  pezzi di un insieme delimitato dalla cornice del dipinto, e accedono in tal modo alla dignità di organi di un nuovo corpo, il quale non è altro che la pittura stessa. Tali composizioni rompono con il naturalismo e, grazie al loro manierismo, annunciano gli oggetti simbolici dei surrealisti o le scatole di un Joseph Cornell.

 

Apparenze.

In un mondo totalmente dominato dallo spettacolo, le apparenze, contrariamente a quel che si vuol far credere,  sono spessissimo veritiere.

 

Omicidi di bambini.

L’omicidio di un bambino, esclusi quei rari casi di gesti disperati assimilabili a una pratica di eutanasia compassionevole, come quando un padre o una madre sopprime uno dei suoi figli gravemente ritardati o afflitti da una malattia incurabile, è considerato ai nostri giorni il crimine supremo, imperdonabile in qualsiasi circostanza. Altre culture non hanno considerato questa questione con altrettanto pathos. Nell'antichità, l'omicidio dei bambini è condannabile essenzialmente perché costituisce un danno al patrimonio paterno. Quanto a lui, il padre conserva un diritto di vita e di morte sui figli fino all'età adulta. E quando le leggi gli impediscono, come in alcune città greche, di farsi giustizia da solo, non esita, qualora se ne presenti l'occasione, di sostenere l'accusa contro la propria discendenza. I racconti antichi sono pieni di aneddoti che mostrano padri di famiglia che spediscono senza batter ciglio i loro figli ribelli davanti ai tribunali per farli condannare a mone. E' lo stoicismo del padre che sacrifica al bene pubblico la sua progenie che viene esaltato in questi casi. Nel sistema germanico delle ordalie la somma da versare per liberarsi della morte di un bimbo è inferiore alla somma richiesta per la morte di una donna, la quale comunque è a sua volta inferiore a quella di un uomo adulto. Oggi invece non c'è nessuno che non sia inorridito dall'uccisione di un bambino e, all'inverso, l'assassino di un adulto sembra sempre, se non giustificabile, suscettibile, almeno a priori, di beneficiare delle circostanze attenuanti. C'è tuttavia un campo d'azione dell'omicidio in cui questa differenza mi è  sempre parsa impossibile da sostenere e in cui mi ha sempre profondamente scioccato la virtuosa indignazione generalmente offerta dai media a proposito dell'uccisione dei bambini: la repressione delle insurrezioni popolari. In effetti, quando una massa oppressa, saldata da un obiettivo comune come ribaltare una tirannia, si solleva, le differenze generazionali e sessuali si annullano: le sfide di Gavroche, le mani nere di Jeanne­Marie e i capelli bianchi di Delescluze mentre percorre a piedi Boulevard Voltaire sotto il fuoco dell'esercito devono essere considerati con un eguale dolore. Per me non ci sono dubbi che ogni uomo in rivolta, ogni ribelle riassume l'infanzia soffocata di tutta l’umanità e ridiviene un bambino, e, a questo titolo, come quella di un bambino, la sua messa a morte costituisce un crimine aggravato.