La biografia decrescente

di Paolo Albani

(illustrazione di Lino Di Lallo)

 

Di Francesco Guarducci, ordinario di Statistica sociale alla Facoltà di Economia di Udine, nonché bibliofilo e appassionato di letteratura contemporanea, l’editore Roggi di Verona manda in libreria  l’ opuscoletto intitolato La lunghezza decrescente delle note biografiche.

La tesi che avanzata nel breve saggio di Guarducci si riassume in poche righe: «La lunghezza di una biografia, stilata di proprio pugno dall’autore, decresce con l’aumento della sua fama».

Fra i numerosi esempi riportati – cinquantaquattro fra poeti, narratori e critici letterari – uno riguarda l’attività poetica di Sandro Fioritto (1909-1982) «scalatore di parole in salita» come lo definì Eugenio Montale in una bella recensione sul “Corriere della Sera” del 25 febbraio 1977. 
Nel primo libro di poesie di Fioritto, La sabbia che brucia (opera in seguito disconosciuto all’autore), pubblicato a proprie spese a soli diciassette anni a Genova, sua città natale, compare alla pagina 21 questa biografia, certamente redatta dallo stesso poeta:

 

Biografia Incompiuta

 

Sandro Fioritto è nato a Genova il 25 luglio 1909 da madre calabrese e da padre ligure, marinaio di professione. Trascorsa l’infanzia a Davagna e poi a Manesseno, si è trasferito a Genova dove sta compiendo gli studi al liceo classico “Giordano Bruno” di via Cabella 11, insieme al fratello maggiore Riccardo. La sorella Nerina studia canto. Ha scritto due commedie - «La dea illuminata» e «Una promessa d’amore» - rappresentate nella sala della chiesa della SS. Annunziata. Ha pubblicato poesie su «L’atlante infinito», «Il giornale dei poeti della Liguria», «Quasi quasi», «Il gabbiano solitario», «La maiuscola delle parole», «Dopo il temporale», «Salvo nuovi imprevisti», «Quaderni aperti», «L’orto incolto», «Collettivo A», «Il dispetto amoroso». Un suo lungo poema è stato incluso nell’antologia «Non possiamo abituarci a morire», a cura di Luca Starnacci. Segnalato al Premio «Lo scrittore in erba», da una giuria presieduta dall’avvocato Filiberto Donadio. Si è formato culturalmente leggendo Dante, Cavalcanti, Ariosto, il genovese Francesco Fulvio Frugoni e in lingua originale Mallarmé. Con il poeta Attilio Galli e l’architetto Francesco Vitale ha partecipato alla redazione del foglio politico-letterario «A prima vista» in occasione dell’inaugurazione della lapide dedicata a Stefano Canzio, patriota genovese, tra gli organizzatori della spedizione dei Mille, stretto collaboratore di Garibaldi di cui sposò la figlia Teresita. Ha conosciuto Piero Jahier e gli artisti del gruppo «Quinta Generazione», cui va il pregio di aver messo il «cuore a nudo» attraverso una pittura sobria e dinamica. Frequenta il circolo «Vie nuove» di cui è socio fondatore, insieme agli amici Matteo Grandi e Alfredo M. Bonanno. S’interessa di arte del restauro e di botanica, passione ereditata da uno zio giardiniere

A metà degli anni sessanta, per il volume Il passato dopo, vincitore della sezione poesia del Premio Viareggio, ex aequo con Le storie delle vittime di Alfonso Gatto, Fioritto redigea autobiografia:

Sandro Fioritto. Genova, 1909. Laureato in Architettura a Milano. Ha insegnato a lungo in un liceo. È anche fotografo. Sue poesie sono state tradotte in alcune delle principali lingue. Ha collaborato a vari periodici con interventi di natura critica e saggistica (cfr. «I metodi che non sbiancano», EMT, Roma, 1957). Ha tradotto Mallarmé e Verlaine. Fra le sue recenti pubblicazioni: «Una mano innamorata» (1959), «Il cuore di domani» (1960), «Poesie 1946-1966» (1967).

L’ultima biografia fiorittiana, contenuta nella raccolta I portamenti della vaghezza, edita nel 1981, quando il poeta è ormai considerato dalla critica una delle figure più significative del novecento italiano, ha questa forma:

S. Fioritto (1909) vive a Genova, quando se ne ricorda.