
splendori e miserie del nostro tempo
La pelle dell'ombra
di Joel Gayraud
(traduzione di Gabriele Pedullà - illustrazioni di Tiziana)
Figli.
Quando i nostri genitori dicono di averci desiderati, senza saperlo ci ingannano, perché prima di tutto ingannano loro stessi. Non siamo noi, l’essere a cui si rivolgono oggi, che essi desideravano; quel che desideravano era un bambino, non questo bambino che in seguito hanno visto crescere. Questa, malgrado tutte le ecografie, le miocentesi, gli esami che li rassicuravano sulla sua normalità, erano del tutto incapaci di prevederlo. Eccoci dunque ridotti allo stesso livello del presunto infelice che non è stato desiderato, cosa che dovrebbe rintuzzare il nostro narcisismo e la fiducia in noi stessi. Il desiderio di un bambino è sempre il desiderio di un bambino qualsiasi, il desiderio di generare un essere qualunque, un ens quodilbet. La categoria scolastica di «quodlibità» si applica dunque qui al più alto grado: ontologicamente siamo qualcuno in quanto esseri desiderati o non desiderati
Fantascienza.
Il
cinema, si sa, ha offerto
agli uomini del ventesimo secolo la possibilità di vivere a volontà e in
stato di veglia un'esperienza
sensoriale analoga a quella del sogno. E la maggior
parte della produzione cinematografica destinata al
grande
pubblico
è consistita a lungo nel
fabbricare per quest'ultimo dei sogni su misura, dei
sogni dorati, con lo scopo di distrarlo dalla miserabile
condizione che gli riservava la veglia. Solo le opere
poco popolari, spesso ingiustamente considerate «per
intellettuali», erano veramente angoscianti, ma il
pubblico le considerava un genere a parte, un preciso
stile che rimaneva marginale. E queste opere ispiravano
allo spettatore un'angoscia legata direttamente ai miti
ancestrali riattivati in quanto tali, cosa che faceva
che si procedesse su un terreno familiare. E' al moderno
film di fantascienza, dotato degli ampi mezzi della
tecnica cinematografica sia al livello del suono sia
delle immagini, che è toccato compiere un salto di
qualità nella produzione dell’angoscia. Una
produzione come Terminator da per scontata
l’esistenza di un futuro spaventoso: tutta la
sceneggiatura poggia sul postulato che non lo si correggerà, ma che tutto sommato si potrà correggerne un errore
minore. Non si tratta di impedire la guerra nucleare,
ma, una volta che essa si è verificata di salvare un
residuo di umanità, necessariamente degradata.
L’angoscia che si sprigiona da un tale racconto si
conficca profondamente nelle
spettatore per il modo subliminale con cui insinua una
tale certezza. Il film dell’orrore classico
metteva in scena un’avventura spaventosa in un mondo normale, tranquillo, disturbato dalla mostruosità. Il film dell’orrore moderno,
la cui molla principale è il viaggio nel tempo, mette
in scena un’avventura spaventosa in un mondo già
abominevole o destinato ineluttabilmente
all’abominevole e allo spaventoso. C'è come un'elevazione al quadrato del mostruoso, che corrisponde sul piano
della finzione alla banalizzazione del male evidenziata
da Hannah Arendt, e del resto film del genere non
potevano essere girati prima di Auschwitz e di
Hiroshima. Il fatto curioso è che essi
non siano stati concepiti né prodotti subito dopo.
Probabilmente perché
l'umanità troppo straziata ha sentito il bisogno di una
tregua.
Sport.
Nel
diciannovesimo secolo lo
sportivo
era considerato un eccentrico. E l’origine
inglese della parola sport inscrive questa eccentricità
nella lingua stessa, che ha dovuto, contemporaneamente
alla parola, introdurre
una
forma di
vita straniera. Questo
aspetto
sconveniente si traduceva spesso negli strumenti messi a
disposizione dello sportivo: così Benjamin
osserva che le prime biciclette spesso erano strumenti
acrobatici, come quel prototipo in cui si cavalca
un’enorme ruota e in cui una parvenza di equilibrio è
data da una ruota posteriore cinque volte più piccola.
Ma poco per volta l’ideologia della prestazione
e
del record effettuato dall'uomo contro se stesso ha
trasformato lo
sport
in misura dell'ipernormalità. Lo
sport
è
divenuto
progressivamente obbligatorio nell’educazione dapprima
sotto forma della ginnastica, poi del nuoto e
infine
degli sport collettivi
e
dei diversi tipi di atletica. Il bambino d'oggi è
sottoposto a incessanti obblighi e
sollecitazioni esercitati
sul
suo corpo in nome di un'ideologia della prestazione che
non ha più niente a che vedere sia con
la
preoccupazione di estetizzare il corpo sia con la
salute. Al contrario il corpo
del
bambino, e poi soprattutto dell’adolescente, nel
momento in cui è più fragile, viene sottoposto a
violenze che
lasciano
conseguenze
irreparabili
salvo
al prezzo di operazioni costose, generatrici di profitti
nel settore
bioeconomico.
L’irragionevole pratica del jogging non si traduce solo
nell’acquisto massiccio di costose calzature, sia
in
prevedibilissimi disordini articolari e ossei. Per
moderare l’entusiasmo masochista dei nostri
contemporanei nei confronti dello sport, possiamo
opporre loro questo aneddoto: a un giornalista che gli
chiedeva come avesse potuto raggiungere un'età avanzata
senza preoccupazioni di salute, Winston Churchill
rispose aspirando il suo celebre sigaro: «Lo
sport». E, dinanzi alla faccia stupefatta
del
suo
interlocutore, puntualizzo:
«Sì,
mai
fatto sport!».
Enigma.
Il
romanzo
poliziesco è la
versione profana dell’enigma.
In effetti nel
corso
dei
millenni la metafisica
si
è
nutrita
dell’enigma e della struttura
paranoica ad esso associata, il romanzo poliziesco è apparso
alla
fine della
rivoluzione industriale,
cioè quando il capitalismo ha
disciolto nella fonderia
della grande industria l’enigma metafisica.
Sherlock Holmes è il nuovo
sacerdote di Apollo,
interprete dei suoi segni
che nel linguaggio profano
si chiamano indizi.
Nonostante tutte le qualità
intrinsecamente
letterarie
che può celare, questa
letteratura è destinata
a restare nell'ordine dell’intrattenimento
perché la struttura paranoica associata
all’enigma, che era una caratteristica essenziale
delle società dominate
dal mistero, delle metafisiche legate all’epoca
precapitalista, è sparita
come componente centrale della
nevrosi sociale
contemporanea e resiste
solo
presso
qualche individuo isolato in qualità di sintomo
marginale. Oggi, dopo il Rinascimento, la ricerca dell’enigma non esprime più nessuna posta e, come nelle Piacevoli notti di Straparola, si rivela semplice
passatempo aristocratico che non pone più enigmi essenziali perché sembra in grado di risolverli tutti. Questa perdita del senso
dell’enigma culmina nella coscienza dell'uomo contemporaneo
che è quella
di un uomo disincantato fino all’ebetismo, incapace di credere seriamente agli enigmi perché immagina che non possano più nemmeno essere posti. Così,
siccome il suo bisogno
di
mistero
si trova tanto
più ravvivato
quanto
più il meraviglioso si è
ritirato
dalla
sua
vita, è costretto
a cercarne un sostituto
in una
letteratura o in un cinema di puro sradicamento dalla
realtà.