La vita di Picasso secondo Echaurren

di W.P.

II 24 giugno a Roma nel Chiostro del Bramante verrà inaugurata la mostra di Pablo Echaurren, che resterà aperta fino al 15 settembre. E un'antologia di 200 opere che l’artista romano di origine cilena ha composto dagli Anni Settanta a oggi. Nella stessa occasione ver­rà esposta questa «Vita di Picasso» della quale «Il Caffè Illustrato» ha pubblicato le prime 7 tavole nel numero 17.

Da oltre trent'anni Pablo Echaurren manda in fumetto — per buttarla sul gioco di parole che d'altronde gli è congeniale — la vita contemporanea dal dopo-contestazione agli Anni di Piombo, dal trionfo del neocapitalismo alla caduta del Muro di Berlino, dalla società informatica all'età del terrorismo. La situazione e drammatica, ma Echaurren sa illustrarla con molto umorismo ed esuberanza emotiva. Dove non bastano le immagini, Pablo si fa aiutare dalle parole, che non sono meno colorite dei disegni. C'è molto rosso, e si capisce perché: Echaurren, uomo di fede con bandiere omocrome, darebbe fuoco a un mondo che è venuto male e che è stato peggiorato dagli uomini: ai quali va però dato il merito di averlo migliorato parecchio da quando erano animali. Pablo non a caso è un irriducibile progressista, e forse qualcosa di più. Non per questo c’è anche molto verde, bensì perché Pablo, oltre ad essere un ecologista, ha soprattutto grandi speranze nel futuro del mondo. Chi ride in sostanza lo ha perdonato e gli dà un’altra occasione per salvarsi, per salvarci, magari in virtù dell’arte. Che continua ad avere un disegno. Tutto sta nel trovare quello che serve in questo preciso momento, con l'aiuto di colori elementari di forte impatto cromatico.

Echaurren, lo sanno tutti, ha il surrealismo nel sangue: non per niente è figlio di Sebastian Matta. II futurismo se l'è invece iniettato attraverso i quadri e gli scritti dei futuristi italiani. Poste le basi nei due massimi movimenti d'avanguardia, Echaurren ha messo mano ai linguaggi più recenti, dall'iper-realismo alla pop­art, dal minimalismo alle forme antiche e recenti di controcultura. Di fatto va avanti e indietro per cercare negli artisti che da millenni (dall'età precolombiana alle botteghe medievali, dal gotico al rinascimento, fino al post-moderno e oltre) hanno trovato figure e colori con cui narrare la storia degli uomini in rivolta che urlano no con espressionismo. Echaurren crede alla celebre battuta di Picasso: «Io prima trovo e poi cerco». Quanta sincronia nella sua diacronia! Lo fa con tenace fantasia in virtù di quel montaggio che è un canone fondamentale dell'avanguardia e che è inseparabile dal fumetto. Infuria l'arte combinatoria, quella che accosta i linguaggi bassi e quelli alti, per fare attrito e corti circuiti. Esistono davvero i generi minori nell’arte? Echuarren giura di no. Andatelo a vedere e vi dimostrerà che il fumetto può diventare pittura capace di stimolare gli occhi e la mente.

Pablo è anche un uomo di parola. Dove la mantiene meglio? Dove mette più estro linguistico e più graffiante ironia: per esempio nel «Bestiario» con cui per anni ha divertito ed emozionato i lettori-spettatori del Caffè Illustrato»