Horcynus Orca
Illustrazioni di Mauro Cicarè
Testo di Stefano D'Arrigo

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Le seguiva anche lì, infilandosi sotto la falda rocciosa, tra acque nere e pesanti, come se miria di calamari si fossero scaricati là del loro sacco. Nuotava per un pezzo alla cieca, perdendosi di lena, e disperava di trovare lo sbocco, quando si rischiarava sopra di lui: una luce pallida e velata cadeva dall'alto sopra l'acqua, un soffio dietro l'altro, come rifiatava da un'ombra di vento, ed erano invece le vecchie fere che saltando nel |
cranio del vulcano
suscitavano quei riflussi di luce, tacendo col biancore della pancia
come uno sventolio luminoso. Nuotava ancora per un poco per alto e
riassommava dentro un grande anello d'acque, d'un nero funereo,
splendente colore viola, nello sprofondo marino di Vulcano. Una volva lì,
si trovava issofatto nell'altromondo delle fere e da quello che
issofatto vedeva, issofatto capiva che nessuno gli avrebbe mai creduto. |
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