Migrazioni, città, salute, scuola, famiglia, guerra, scienza, informazione...


Le dodici paure globali


di Luigi Malerba

 

In uno dei suoi vecchi film Totò pronuncia una battuta memorabile: "Io il coraggio ce l'avrei ma è la paura che mi frega". La paura di Totò si può chiamare, in tutte le sue sfaccettate apparizioni, con un altro nome ancora più degradato: viltà. Invece della viltà, talvolta la paura può produrre reazioni abnormi. Può perfino succedere come a quel tabaccaio della periferia milanese che, dopo aver subito una rapina, ha impugnato una pistola e ha inseguito e ucciso uno dei due criminali in fuga. Che si tratti di un eccesso di legittima difesa o di omicidio volontario, certo è che l'uccisione di quel rapinatore è uno dei cattivi effetti della paura.
Meglio non indagare sulle gesta che vengono lodate come eroismo in guerra e sui loro gloriosi protagonisti perché si rischia di scoprire che anche gli eroi hanno le loro penose défaillances, diciamo pure che nell'eroismo c'è compresa la paura. A differenza della aggressiva paura del tabaccaio milanese, Ettore nell'Iliade quando si trova davanti Achille "solo a vederlo, l'afferrò un tremito e non ebbe più la forza di restare là, ma si lasciò la porta alle spalle e fuggì via atterrito." Due differenti esiti della paura in un tabaccaio odierno e in un eroe antico.
In qualche caso la paura ha giocato un ruolo di primo piano nella politica internazionale. Che cos'era il motivo che teneva in allarme costante le due superpotenze mondiali durante la guerra fredda? Certamente la paura delle armi atomiche in possesso da ambedue le parti. Un genere nuovo di paura indotto da Hiroshima e che ha avuto una drammatica conferma con la fusione della centrale atomica di Cernobyl.
Una paura storica che ha coinvolto milioni di persone è quella della peste nera, paura più che giustificata dal momento che quel morbo ha ucciso il cinquanta per cento della popolazione europea. A parte l'Aids, che ha canali obbligati per la sua diffusione, un aggiornamento di quella paura storica è quello della Sars o polmonite atipica, una malattia contagiosissima e senza difesa come la peste antica. Ma l'inconscio storico ha prodotto, più o meno un anno fa, anche una "paura nominale" indotta da una polverina bianca che ha fatto vittime nella percentuale insignificante di uno su cento milioni ma che porta un nome di per sé terribile come "antrace".
Ma la paura può annidarsi in molti riquadri della nostra società. Un supplemento speciale del "Nouvel Observateur" di qualche anno fa ha indagato queste paure sociali elencando le dodici occasioni di paura del nuovo millennio: Le migrazioni, Gli scioperi, La città, La salute, La scuola, La famiglia, L'economia, La politica, Lo sviluppo, La guerra, La scienza, L'informazione. Facile riempire ogni riquadro con una paura attuale e concreta. Per la guerra (Bush), per la salute (Aids e Sars), per la politica (Berlusconi), per l'economia (Tremonti), per la scuola, le migrazioni, gli scioperi, la famiglia eccetera. Alla fine ci accorgeremo che purtroppo dobbiamo fare i conti non con dodici occasioni di paura, ma con tante di più perché la paura è un sentimento eterno che ha accompagnato in ogni tempo le civiltà nel loro sviluppo e nella loro decadenza.
Per molte persone la paura è un sentimento astratto, un effetto senza causa, uno stato d'essere costante e immotivato ed è la paura più difficile da combattere essendo impossibile rimuoverne le cause. Sono i casi che si possono definire con una forte semplificazione come "paura di vivere". Con questa definizione si tenta di esorcizzare la paura che riassume tutte le paure collettive o individuali, antiche o moderne, astratte o concrete ed è la paura della morte. Difficile da eliminare con i soliti tranquillanti.