Editoriale
di Walter Pedullà
Arriva, confortata dalle prove più rigorose, una notizia strabiliante dal mondo della scienza. Gli scienziati, e non solo loro, ci stavano pensando da sempre, o quasi, ma solo ora i risultati sono una realtà. Ebbene, sarà sempre più difficile morire: anzi morire sarà un'eccezione rara quanto può essere, per esempio, vivere oggi in Burundi. Negli ultimi trent'anni la vita umana si è allungata di almeno dieci anni. La donna, in media, arriva ai novanta, l'uomo a ottantacinque. Sono sempre più numerosi gli ultracentenari, non solo in Armenia, che non è lontano dal Kurdistan, dove ancora si muore giovani come in
Cecenia.
Alcuni caucasici, che hanno perso memoria, forse sono vivi da 150 anni. Se
trovassimo i loro atti di nascita, questa vegliardi alzerebbero la media umana oltre i cento anni: numero fatidico da quando si fissò il limite massimo della vita in un messaggio rivolto ai bevitori di birra.
E' inebriante già solo la prospettiva. Girando per le strade delle città, si incontrano persone dai capelli bianchi a cui non dareste più di sessant'anni. E invece ne hanno almeno ottanta. A ottant'anni si sentono ancora giovani e si dicono capaci di fare ciò che faceva solo la gioventù. Già Leone Tolstoj ebbe a dire che lui ottantenne sarebbe andato volentieri a letto con le donne più giovani, se loro non si fossero sempre dichiarate ostinatamente, caparbiamente contrarie. Ma voi, direte, non si trovano certo a ogni angolo della strada uomini come
Tolstoj. Se è per questo la moda si è diffusa anche tra i seguaci di
Dostoevskij. Il fenomeno però non riguarda solo la Russia: le donne stanno cambiando in ogni luogo opinione sui vecchi; e viceversa. Non bisogna sottilizzare però sul sesso degli uomini: non sono angeli. E angelesse non ci sono mai state.
Non sottilizzate nemmeno sugli artisti: sono uomini speciali che già a vent'anni pensano all'immortalità. Non che disprezzino di campare novanta o anche cento anni, ma, malgrado siano in vertiginoso aumento, gli artisti non sono ancora così numerosi da influire sulla media umana. Ben più importante ai fini statistici è il fatto che vivono quasi cento anni gli impiegati. Il motivo è evidente: si tratta di gente che non s'è stancata con il lavoro quanto gli operai o i contadini. Questi campano sicuramente di meno, con giubilo manifesto dell'INPS.
I vecchi pensionati sono ambiti nelle famiglie a basso reddito: perchè quando si alza il reddito, allora nuore, nipoti e persino i figli muoiono dalla voglia di vederli defunti. Al punto che i vecchi preferiscono che non si elevi troppo il livello di vita dei parenti. I poveri sono infatti più solidali. E' un buon motivo per lasciarli poveri e per aumentare il loro numero, ma l'INPS è più contraria delle donne di
Tolstoj. L'ente assistenziale è più allarmato dalla scoperta dell'immortalità che non dall'eliminazione in massa di popoli interi. L'Aids e la
Sars? Non tutto il male viene per nuocere. E i vaccini non portano sempre bene.
I vecchi. sono attaccati alla vita più dei giovani che vanno a lavorare in fabbrica o in altro luogo non ozioso. Nelle Università della Terza Età si studia il triplo di quel che fanno gli studenti universitari ventenni. La nostra cultura in altri termini si regge su una massa di settanta-ottantenni che si interessano di letteratura e di scienza, di arte e di economia. Sono loro i veri educatori dei giovani nipoti, che frequentano da coatti scuole pubbliche e private dove ai professori,
malpagati, non gliene potrebbe importare di meno. Teoria: la strada è maestra migliore della scuola.
I giovani portano la morte nelle case di vecchi per rapinarli? Gli enti assistenziali non stanno a guardare il capello, se le violenze abbassano la media della vita in Italia. "E vecchio era!", disse il novantenne barone al quale in un racconto di Brancati il maggiordomo sgocciolava con cautela la notizia che era morto il figlio settantenne. Prima dei settant'anni non muore più nessuno, se non nella Sicilia di
Brancati.
"Sono immortali questi vecchi pensionati d'oggi", si dice all'INPS. E' un'espressione che invano sperano sia loro indirizzata scrittori, pittori e musicisti. Questi però sono i meno immortali di tutti, e sono in aumento quelli che se ne infischiano di scrivere testi che sfidino il tempo. D'altronde si tratta di una fisima che passa con l'età, pure prima
dell'Alzheimer, condizione in cui si perde la nozione del tempo e nella quale uno non si accorge che sta morendo.
L'Alzheimer è una forma indiretta di immortalità cui aspirano anche i più comuni mortali.
A loro arrivi subito la seguente notizia: i geriatri stanno pensando ad inoculare a tutti i vecchi
l'Alzheimer. Cinque anni di tale malattia creano una fascia d'età di non-vita e di non morte. E' scontata l'opposizione delle associazioni religiose per concorrenza sleale: la religione è una risposta alla paura della morte. Niente morte, niente paura, niente religione. Ma dove lo mettete il fatto che il mondo moderno avrebbe così risolto due problemi che sembravano eterni? Se sarà eterna d'ora la vita, nessuno si preoccuperà più dell'inferno o del paradiso. Saranno costretti a chiudere: evento assai meno allarmante della chiusura della Fiat, che pareva eterna. Notoriamente ai medici è più facile procurare una malattia che non guarirla.
Mentre per i vecchi siamo quasi arrivati a dire che è morta la morte, per i giovani la scienza è in ritardo, anzi talvolta si dichiara impotente. Muoiono troppi giovani nei week end e durante le ferie estive, natalizie e pasquali. Qualcuno ha avanzato una modesta e oziosa proposta, che però è stata respinta con fermezza dai lavoratori (indifferenti per ovvi motivi i pensionati): eliminare il sabato e la domenica di ogni settimana, annullare feste di Natale e di Pasqua, nonché le ferie di luglio e agosto. Sono favorevoli Confindustria e
Confcommercio, ma hanno vinto una volta tanto i lavoratori. I giovani continueranno a lavorare durante la settimana e a morire nei week end.