Le case del Sonno

di Roberto Alajmo

Bisognava che le inventassero in Spagna, e in Spagna le hanno inventate, negli ultimi anni. Volendo, si possono pure chiamare dormitori, ma la definizione è sminuente, né rende l'idea. Le cose non migliorano se si aggiunge la specificazione pomeridiani: dormitori pomeridiani. L'ideale è chiamarle Case del sonno. Ma insomma il senso rimane lo stesso: un posto dove andarsene a dormire il pomeriggio. Un locale pubblico dove e possibile affittare un posto letto o una poltrona anche solo per mezz'ora.

 Nel prezzo sono compresi un cuscino e un plaid, oltre che la garanzia di non essere disturbati per tutta la durata della siesta.

Illustrazione di Mara Cerri

Nella sua essenza la Casa del  Sonno può essere considerata una specie di bordello da cui siano state abolite le donne, ma non forse il senso del peccato; ma soprattutto rappresenta un baluardo difensivo nella grande guerra che vede di fronte il nord-ovest e il sud-est del mondo. Una battaglia che si combatte quasi esclusivamente nel territorio del sud-est. Una battaglia che si combatte, in questo caso, fra le due e le quattro del pomeriggio.

Anche in Spagna, persino in Spagna, la siesta rischia essere sacrificata alle esigenze della modernità. Contro il sonno pomeridiano è incorso un'offensiva culturale e normativa, condotta a forza di terrorismo psicologico («Che fai? Dormi a quest'ora?») e direttive della comunità europea tese all’omogeneizzazione degli orari di lavoro. Eppure la siesta è una pratica individuale, che attiene a una sfera che le leggi non dovrebbero permettersi di toccare.

Se una multinazionale decide di investire in Spagna e ovvio che imporrà l’orario continuato ai suoi dipendenti, ammettendo una pausa pranzo talmente ristretta da non consentire divagazioni extra-alimentari. Inoltre, anche al sud, sempre più spesso gli investimenti economici si concentrano nelle grandi città, e le grandi città in questo modo diventano sempre più grandi. Man mano che i centri crescono, sempre più ai lavoratori dipendenti toccherà andare a vivere nei quartieri periferici, con gli effetti urbanistici già noti: il quartiere dove si dorme è diventato lontanissimo dal quartiere in cui si lavora. Per  spostarsi ci vuole tempo. Proprio il tempo che già è difficile riuscire a mettere assieme per fare una siesta decente. E dunque l'invenzione spagnola può essere ascritta a un estremo tentativo di resistenza umana: non riuscendo a tornare a casa, gli impiegati possono sfruttare la loro pausa mensa per andare alla Casa del Sonno e fare lo stesso un pisolino.

 

«La siesta è il frigorifero dell’anima»

 

Per di più, a certe latitudini la pennichella e molto più di un’abitudine: è la difesa dell'uomo contro il tempo. Il tempo cronologico e il tempo meteorologico. Come dice il poeta cordobese Carlos Clementson, la siesta è il frigorifero dell'anima. Evitare il lavoro quando d sono trenta, quaranta  gradi non e questione di pigrizia. E’ questione di sopravvivenza. E per sopravvivere basta poco, anche solo mezz’ora trascorsa su un letto preso a nolo, sul quale il sonno arriva con comodo, se arriva; e se pure non arrivasse, pazienza; è l’attesa del sonno che conta: sarà comunque una pausa di sollievo nel continuum della giornata lavorativa.

In Andalucia hanno portato alle estreme conseguenze questa filosofia vitale, inventando persino un genere architettonico apposito, il patio, il cortile interno alle case, pensato per  essere  il  luogo  né aperto né chiuso in cui la ferocia della luce e la clemenza dell'ombra si incontrano stemperandosi  reciprocamente. Nei patii è possibile graduare la percentuale di ambra desiderata per ottenere il sonno perfetto a seconda delle stagioni.

Ovviamente le Case del Sonno non sono i paragonabili al patio (sebbene alcune Case del Sonno posseggano un patio). Non hanno la stessa portata poetica, né potrebbero permettersela, visto il degrado contestuale. E poi per una vera siesta servirebbe un margine di tempo più ampio rispetto alla  meschina mezz'ora pausa pranzo. Due ore già  andrebbero bene, ma sarebbe chiedere troppo. Le Case del Sonno consentono un'ipotesi minimale di siesta; ciò che in ogni contralto di lavoro dovrebbe essere contemplato come obiettivo garantito.

Oltretutto, quello dedicato alla pennichella è tempo concentrato: mezz’ora pomeridiana vale quanto due ore di sonno notturno. E’ tempo sublimato, ad alto peso specifico, trascorso il quale si lavora persino meglio. Ne prendano atto i datori di lavoro, a tutte le latitudini. E forse in futuro, nel migliore dei mondi possibili, ogni azienda avrà oltre alla mensa anche una piccola Casa del Sonno a disposizione del personale, in nome di una globalizzazione dal volto umano.