
Lo scontro perenne tra mano destra e mano sinistra
Anche Dio è mancino
di Luigi Malerba
(Illustrazione di Stefano Navarrini)
Ogni tanto qualcuno mi domanda se sono mancino dalla nascita. E io rispondo: mancini non si nasce si diventa. Eppure sono ancora in molti a pensare che si tratta di un fenomeno, diciamo pure di una maledizione, ereditaria. Certo, anche mia madre era mancina e anche la madre di mia madre, mia nonna. La spiegazione è semplice: una donna mancina tiene in braccio il bambino dalla parte sinistra e così questo si abitua a prendere le cose con la mano sinistra e poco alla volta diventa mancino.
Gli
amici mi dicono sempre che non devo preoccuparmi perché tanto non se ne accorge
nessuno che sono mancino. Bella consolazione, sono io che me ne accorgo in ogni
momento della mia giornata. Se vivessi nella foresta forse ne soffrirei meno, ma
io vivo in un mondo fatto su misura per i destrorsi. Vasta guardarsi intorno.
Per la strada le automobili tengono la destra (meno che in Inghilterra, una
eccezione che conferma la regola), le porte e le finestre si aprono a destra, la
giacca e la camicia si abbottano con la destra, tutti bevono bibite al bar con
la destra e con la destra reggono il bastone, l'ombrello, eccetera eccetera. La
funzione della sinistra è complementare, aiuta nelle condizioni più faticose o
complesse, ma sempre in condizione di dipendenza e inferiorità.
Mi rendo conto di essere "diverso" e soffro per la mia condizione di diversità. Mi dicono che esistono dei Club dei Mancini ma io non mi iscriverò mai perché se si diffondono queste iniziative si finirà per accentuare e rendere alla vista di tutti la nostra diversità. Meglio far finta di niente, meglio mimetizzarsi. Non posso nemmeno concedermi il lusso di odiare tutti i destrorsi perché dovrei odiare il novantanove per cento dell'umanità.
A
propria difesa dalle incursioni razziste dei destrorsi, i mancini citano il
saggio di Theodor Schlagmann Una selezione degli attributi divini,
pubblicato ad Amsterdam nel 1723, nel quale si avanza l'ipotesi che Dio sia
mancino e che usi più spesso la sinistra per spargere sciagure
fra gli uomini, piuttosto che la mano destra per i benefici.
I
destrorsi per fortuna sono distratti ma appena prendo in mano la penna sia
accorgono della mia vera e grave menomazione. Basta che io metta la firma su un
documento o su un assegno e subito c'è qualcuno che assume
un'espressione di compatimento, e comincia a domandarsi come mai, come faccio a
scrivere con la sinistra, se a scuola mi sono trovato in difficoltà, se i miei
compagni mi prendevano in giro, perché i miei genitori non mi hanno abituato
a scrivere con la destra come tutti gli altri e, alla fine, per consolarmi, mi
dicono che anche Leonardo da Vinci era mancino e mancino è anche Clinton che
pure è diventato presidente, e non è stato nemmeno il peggiore. Io sopporto in
silenzio, soffro in silenzio perché sono di animo gentile. Ma non ne posso più
di Leonardo. Lui scriveva e dipingeva con la sinistra e con la sinistra ha
dipinto anche la Gioconda. (Tra parentesi non mi sento di escludere che il
fascino misterioso di questo dipinto dipenda dal fatto che è stato dipinto
con la mano sinistra).
Ai
tempi di Leonardo non c'era l'automobile, per sua fortuna. Da qualche anno non guido più
nemmeno io, quando guidavo mi sono
trovato più di una volta in difficoltà. Nessuno pensa mai che quando uno è
mancino lo è anche con i piedi, e le automobili, come tutto il resto nel mondo,
sono fatte per i destrorsi. Il mio piede sinistro è agile, efficiente,
sportivo, ma il destro è inetto, goffo e assolutamente maldestro.
Maldestro, ho detto proprio la parola giusta. Con il piede destro premevo l'acceleratore senza il "sentimento della guida"
che è necessario se non si vuole andare a sbattere. Il sentimento della guida
è un atteggiamento psicologico che comprende anche i piedi. E così un bel
giorno sono andato a sbattere contro un albero e sono
rimasto tre mesi all'ospedale dove mi hanno ricucito da capo a piedi,
alla meglio.
Dicevo
prima che il mondo è fatto su misura per i destrorsi. Aprire la porta,
accendere la luce, mangiare con la forchetta e il coltello. o meglio con il
coltello e la forchetta, accendere un fiammifero, girare il cavatappi nel
sughero di una bottiglia, sono tutti gesti elementari per chiunque, ma non per
un mancino. Ogni volta devo mettere a fuoco mentalmente il gesto che devo
compiere, anche se poi agisco quasi in automatico. Ho detto quasi. Può
succedere che mi sbagli e allora cerco l'interruttore
della luce dalla parte sbagliata, giro il cavatappi all'incontrario,
mi batto il martello sulle dita. Annodarmi la cravatta è sempre un'operazione
molto complessa e ho qualche difficoltà anche ad allacciarmi le scarpe.
Con
la volontà si ottengono risultati notevoli. Avevo imparato a giocare a tennis
discretamente. Naturalmente dopo l'incidente ho smesso di andare a
caccia, ma i miei dicono che è un bene, più che per la selvaggina per gli altri
cacciatori che così non rischiano di venire impallinati. Ero un pessimo
cacciatore anche prima dell'incidente, e ne soffrivo molto. Un
mancino deve imbracciare il fucile appoggiando il calcio alla spalla sinistra,
poi deve prendere la mira con l'occhio sinistro. Non sono mai
riuscito ad abituarmi del tutto, ma adesso la sofferenza è finita perché non
vado più a caccia dopo l'incidente nel quale, fra l'altro,
ho perso l'occhio sinistro. Si è visto mai un guercio mancino che va
a caccia?
Il
disagio quotidiano di essere mancino, un disagio psicologico oltre che pratico,
mi sta rovinando la mia immagine del mondo, ammesso che il mondo esista. Qualche
volta ho persino l'impressione che il mio modo di pensare sia un po'
distorto a