Consigli per l'uso della mano

 

 

 

Talvolta "Il Caffè Illustrato", oltre che per l’immancabile Dossier, ha una sezione dedicata a un tema, sul quale concorrono alcuni collaboratori: poeti, narratori, scienziati, antropologi, ecc. Nel n. 4 la sezione "Inchiesta" si è occupata di Pane, tema oltremodo concreto. In questo numero il tema è ancora più tangibile. Ed è persino elementare: la mano. Ne scrivono scienziati della mano: (Giorgio Brunelli - chirurgo Università di Brescia - e Sandro Sorbi - neurologo Università di Firenze). Ci sono poi un musicista (Franco Mannino); tre poeti (Luciano Erba, Jolanda Insana e Giorgio Vigolo) e cinque narratori: Giuseppe Bonaviri, Luigi Malerba, Raffaele Nigro, Romana Petri e Renzo Rosso. La mano di Dio, la storia della mano dalla scimmia all’uomo, le dita del chitarrista e del pianista, i rapporti fra mano cervello e orecchio, il lavoro manuale, le profezie della chiromante, la mano morta e la viva mano di chi scrive, anche se Savinio diceva che la .scrittura consiste nello «stendere cadaverini neri sulla carta bianca».

Se avessimo avuto più spazio e più tempo, avremmo atteso scritti sulla carezza, sul linguaggio dei sordomuti, sul pranoterapeuta che con la mano dà calore e sollievo al dolore e su chi si dà piacere in solitudine, sul borseggiatore, sul prestigiatore, su chi preme il grilletto per uccidere, sul pugile. su chi stringe la mano per esprimere amicizia, su chi digita la tastiera di un computer. E su mille altri modi di usare la mano nel bene e nel male, strangolare o tirare su per i capelli uno che sta affogando, oppure. per restare in tema e sul nostro terreno, sollevare con le dita una tazzina di caffè.

Osservate bene la vostra mano. Vi può suggerire qualcosa che vi riguarda profondamente. La mano del padre morente scese violenta come uno schiaffo sul volto di Zeno e da allora il figlio stette a inter-rogarsi se se l’era meritato. Era poi veramente un schiaffo fu solo un caso? Certo lui l’aveva stretto per abbracciarlo? O desiderava ucciderlo? Questo e altro può raccontare una mano, se la si sa interpretare, magari con la psicanalisi, scienza dell’anima. Ha un'anima anche la mano.

In Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo fanno cordata e si legano insieme come in un’immensa reductio ad unum molti episodi in cui si esalta il linguaggio del corpo di personaggi che parlano poco: il protagonista, che, toccando la cavità dove c’era stato il cervello del delfino, nette in moto la memoria che richiama tutto il suo passavo; la mano del soldato cui una ferita impedisce di dimostrare tangibilmente l'affetto agli amici; la mano del padre che si aspetta una stretta di mano per avere combattuto con la più pericolosa razza di delfini; la mano del tedesco che per fare pace cogli scugnizzi napoletani che hanno immobilizzalo il suo carro armato avanza la mano, che però sembra un pistola puntata (ragion per cui viene ucciso); la mano dell'ufficiale che, fotogrando i delfini in aria, sembra sparare agli animali che fanno capriole foto che bloccano la loro vita, e infine la mano del narratore che con la scrittura dà vita e morte. Nella mano insomma c' è tutto l'uomo, dalla vita alla morte..