
Album di famiglia
L'unghia di Frassineti
di Graziella Pulce
(disegni di Mara Cerri)
Non
sono in atto - a quanto risulta - convegni, tavole rotonde o mostre
retrospettive sulla figura di
Augusto
Frassineti, non sono in corso edizioni e neppure fervono dibattiti sui testi di
questo faentino, classe 191 1, scomparso a Roma nel 1985, autore di teatro (nel '59
Dario Fo e Franca Rame rappresentavano Gli arcangeli non giocano a flipper, ispirato
a un suo racconto; con Giorgio Manganelli firmò Teo o l'accelerazione della
storia, rappresentato a Genova nella stagione 1966-67), giornalista satirico
(Il giorno prima non c'era) e narratore. E allora se per gli scrittori
vale il rovescio di quel che in generale è considerato valido per le emittenti
televisive (più l'audience si innalza più il programma è "giusto"),
se dunque è da considerarsi buon segno mantenere nell'ambito delle lettere una
certa, pervicace clandestinità, è consequenziale e dunque lecito inferire che
vale la pena occuparsi di Frassineti, il cui morso tiene ancora saldamente la
presa sui vizi e sulle magagne d'Italia, a fronte dei quali egli è sì
indignato, ma bada a impugnare l'indignazione (parente stretta della
Memoria, e dunque progenitrice delle arti musive) come un'arma.
Lo
scrittore che svelò i misteri dei ministeri
Documento
compiuto di questa indignazione è Misteri dei ministeri (1952, in
edizioni ampliate nel '59 e quindi nel '73), trattato ferocemente
satirico sulla Ministerialità, arcano superiore, mondo infernale e
rigorosamente disciplinato, coacervo di ombre inattraversabili che l'autore ben
conosceva essendo stato egli stesso per alcuni anni funzionario. Con
impassibilità sovrumana tratteggia le più abiette consuetudini in uso presso
gli uffici dell'apparato statale, dediti al culto di una religione misterica che
vede nella "pratica" l'altare da cui sacrificare
ad un nume che regge a piè fermo il confronto con le divinità azteche.
Torme
di esseri senza nome si accalcano per la conquista di un portamine, di una
scrivania, del privilegio di uno scatto, che dia loro la certezza di un avanzamento.
Se la pratica è l'altare, l'avanzamento di carriera è il rito di
passaggio, una specie di monumentale gioco dell'oca, un gioco dove giustamente
vince chi, baciato solo dalla fortuna (la benevolenza del superiore), lascia
indietro i
La
macchina suprema non ha bisogno di esseri vivi, ha bisogno di "pratiche"
che, sopravvivendo indefinitamente ai soggetti intestatari (la lentezza della
burocrazia, sublimemente indifferente verso i viventi, è considerata qualità
consustanziale della divinità), ne nutrano con degnità il corpo noumenico.
Invocazioni, querimonie, prosternazioni, suppliche giungono al cospetto del
potere da parte di impiegati, militari, ufficiali, vedove, cittadini, e il
potere nobilmente le inghiotte (lo stesso Minotauro era il «tipico direttore
generale dell'età preellenica». Le sue entragne brulicano di sezioni,
sottosezioni, divisioni, ripartizioni che senza lasciare spazio alcuno agli
affetti né a qualsivoglia forma di buon senso elargiscono a queste escrezioni
dell'infimo la grazia di una
Superato
il primo momento, che è di sgomento, e valicato anche il successivo, che consta
di un irrefrenabile senso di orrore verso questo carnaio sterminato di anime
morte, il lettore - acquistata distanza e altezza – contempla l'immonda
Il
gergo burocratico come inesauribile fonte di riso
Si
ride parecchio a leggere Frassineti, e si ride di cuore e di cervello. La sua
satira non prende di mira il potere solo nelle sue espressioni apicali, ché
anzi di queste, a cominciare dalla persona fisica del Ministro, si mette in
serio dubbio l'esistenza reale. Frassineti (che è stato anche traduttore di
Rabelais e Diderot) è orrificato e
indignato dalla perfetta, complicata, vessatoria rete di obbedienze che anima il
tessuto sociale in quella che è una delle sue forme più rappresentative, quel
tessuto che con ogni efficienza lavora per il mantenimento della propria
assoluta inefficienza.
L'irrisione, la beffa, il dileggio, recati da un linguaggio che mima le
involuzioni del gergo burocratico, ingigantendone le dimensioni, ne mostrano la
totale
Quale
sia invece il potere del riso lo dice l'asino, di cui Frassineti celebra l'apologia
nella raccolta di racconti L'unghia dell'asino
(con disegni di Mino Maccari,
del '61), dove le radici socialiste dello scrittore vengono più palesemente
allo scoperto. L'asino è figura compiutamente allegorica degli oppressi,
angariati dalla crudeltà nelle sue forme più idiote, ma gli asini sono dotati
di forze e di risorse di gran lunga superiori e temibili rispetto alla loro pur
proverbiale pazienza (o ostinazione che dir si voglia).
E
dunque a chi si trovi a osservare signorotti che imperversano, deboli che
subiscono, stolti che avanzano, subalterni che si prostituiscono, sarà
opportuno consigliare di aprire a caso Misteri dei Ministeri e
di leggerne un paragrafo, di passare poi, sveltamente e con medesima procedura,
all'Unghia dell'asino. Non
farà meraviglia se allora sul volto di costui, svanita l'espressione di mesto
sconforto, affiorerà il sorriso aperto e per niente rassicurante di chi,
consapevole che la giostra gira finché c'è musica, si dispone a gustarsi l'uscita
di scena dei giostranti e la loro resa dei conti.