
Turismo sessuale
Lettera cubana
di Roberto Alajmo
Il
brutto di andare a Cuba è che il vizio comincia molto prima, quando gli amici
vengono a saperlo e cominciano ad ammiccare. Strizzano l'occhio, danno piccole
gomitate per dire: eh, bravo, te ne vai a Cuba. Tu allora fai finta di non
capire sperando che la cosa cada lì. Ma loro ci tengono che tu capisca e te lo
spiegano anche: eh, le cubane. Che se io fossi una cubana sarei di molto
seccata, perché a quanto pare nell'opinione pubblica cubana è diventato
sinonimo di senz'altro disponibile. Di conseguenza chi va a Cuba
risulta essere un puttaniere, e l'isola tutta un bordello dove andare a scaricare
i propri bassi istinti amorosi. Questo, badate bene, lo pensano tutti, ma
proprio tutti, e in ogni caso. Tu puoi spiegare che vai per lavoro, che 'ste
cose non ti interessano. Ma se anche dicessi che stai andando per aprire un
ospedale di Emergency, i tuoi amici penseranno sempre che l'ospedale è una
scusa, e che con la copertura di Emergency qualche diversivo lo spunterai lo
stesso, magari nei ritagli di tempo fra un'amputazione e l'altra. Dopo questo
trattamento psicologico preventivo, durante il quale sei chiamato a
giustificarti di una colpa che non puoi materialmente ancora aver commesso,
comincia il viaggio vero e proprio. E a questo punto hai già messo su un bel
mucchio di pregiudizi. Già sull'aereo ti verrebbe voglia di fare come Ulisse e
farti legare per resistere alle sirene restando esposto alla tentazione, giusto
per sapere in che cosa consiste questa famosa tentazione. A questo forse serve
la cintura di sicurezza: a non saltare addosso alle hostess, cubane o meno che
siano.
Poi
arrivi e ti accorgi di guardare le ragazze in modo strano, pensando che in realtà
siano loro a guardarti in modo strano. Le guardi e pensi: che cosa sta passando
per la testa della poliziotta che mi controlla il passaporto? E l'addetta
alle pulizie dell'aeroporto, sta forse aspettando il momento buono per cercare
di stuprarmi? Ma siccome la poliziotta si limita a controllare e l'addetta alle
pulizie si limita a pulire, ti metti
più tranquillo e magari ti rilassi un momento, che dopo il viaggio fa anche
bene. Vai in albergo, ti cambi (a Cuba si suda parecchio), esci in strada e
cominci a vedere che però, effettivamente, le ragazze ti guardano. Se
sei solo ti guardano ancora di più, e guardano se le guardi. Se non le guardi,
va tutto bene: tirano diritto e non succede niente. Ma se per caso vieni da un
altro sud e ti capita di non controllare lo sguardo e ricambiare un'occhiata,
sei fregato. Loro si avvicinano, sorridono e ti offrono compagnia. Oppure te lo
dicono chiaramente: per dieci dollari ti faccio un P. Ora io non so se a
qualcuno di voi è mai successo di sentirsi offrire un P. per dieci dollari - o
più, o meno -, ma la cosa fa comunque un certo effetto. Non sai bene come devi
regolarti, né cosa rispondere. Essendo appena arrivato non sai nemmeno se il
prezzo è giusto o meno. Allora, siccome sei una persona colta te la cavi
citando Bartleby lo Scrivano, sperando che lei l'abbia letto magari nella
traduzione di Gianni Celati: avrei preferenza di no. Il cento per cento delle
volte però lei non ha letto la traduzione di Celati, e nemmeno l'altra,
per cui pensa che tu sia scemo a essere italiano e a camminare per l'Avana tutto
solo, se non ti interessa nemmeno un misero P. da dieci dollari. E te lo dice
anche, questo suo pensiero.
Il
Fatto è - giuro - che se anche tu fossi partito con l'intenzione di farti fare
molti P. da dieci dollari ciascuno, a Cuba la voglia te la fanno passare gli altri
italiani che incontri lì. Gli italiani, assieme agli spagnoli, sono i turisti
che vengono più numerosi, e ci vengono proprio per quel motivo lì. Li vedi,
questi italiani, con la loro bandana in testa per preservare la pelata dal sole
tropicale, coi loro occhiali neri fascianti, con le loro braghette al polpaccio,
coi loro tatuaggi e pizzetti, coi sigari appena comprati che tengono spenti per
disinvoltura. Li vedi per strada con le cubane appena conquistate. Parlano ad
alta voce e si trovano perfettamente a loro agio, perché a Cuba tutti parlano
ad alta voce, tranne quando parlano del governo. Li vedi e ti immagini che
lavoro fanno, che automobili comprano, che giornali leggono, per chi hanno
votato, che mogli insopportabili devono aver lasciato a casa, insopportabili
almeno quanto loro. Li vedi e la voglia di farti fare un P. ti
passa istantaneamente. Gli italiani a Cuba sono un ideale deterrente
erotico.
Perché
poi bisogna pure dire una cosa: da quando il governo ha dato una stretta all'iniziativa
privata nel settore specifico, la prostituzione da soft che era è
diventata decisamente hard. Prima ti facevano credere e magari
credevano anche loro di essere interessate a te, o a qualche cena al ristorante
che potevano scroccarti. Magari potevi illuderti che loro si illudessero di
farsi sposare da te. Adesso, per guadagnarti il tuo famoso P. non basta una
cena, né tantomeno il fascino italiano o le promesse di matrimonio e
ricongiungimento familiare in Europa: devi cacciare i dieci dollari - o anche più,
se si tratta d'altro. Ora, basterebbe fare due calcoli: a parte i dieci dollari,
ci devi mettere anche il costo del viaggio e del soggiorno, eccetera, eccetera.
Per cui, a conti fatti, un P. ti viene a costare un sacco di soldi, ma veramente
un sacco. Tanto che, se proprio per una cosa del genere devi pagare, ti
converrebbe trovare una soluzione più economica e a portata di mano. Tuttavia
questo semplice calcolo non lo fa nessuno, se no non si troverebbero lì tutti
quegli italiani con una mano che brandisce un sigaro spento e l'altra posata sul
fianco di una minorenne.
I
più inspiegabili sono i giovani, perché ti immagini che volendo, una fidanzata
gratis potrebbero trovarsela anche al paesello rispettivo. Invece i vecchi a
prima vista fanno più impressione: da come si stringono alla loro cubana
capisci che fra sei mesi avranno l'infarto che stanno cercando in ogni modo di
rinviare. La abbracciano per strada come se avessero anche loro sedici anni, e
da dietro le spalle di lui la ragazza lancia sguardi omicidi agli astanti che si
permettono di giudicarla. Anche lei, a pensarci bene, sta solo cercando di
sbarcare il lunario e concedersi qualche sprazzo di economia capitalista.
Nessuno giudica nessuno, a Cuba, e questo è il bello. Ma un po' di pena, questa
sì, è lecito provarla.